18 January 2018

Tra due mondi tutto si vive due volte

Daniel D. Marin ci fa scoprire la scrittrice americana di origine romena Carmen Firan

 

L’immigrazione claustrofobica della città - scatola universale, della Città, reale e immaginaria, fanno della poesia di Carmen Firan sia una storia dei primi passi, irrespirabile e incerta fino a sparire, sia il suo contrappunto umano traumatico, vibrante, ironico/melanconico, provocatorio da una parte all’altra. Ho assimilato in me questa poesia per diversi anni, fino a quando, anche io da immigrato come lei, ho iniziato a vederla per strada e nell’intimità, senza avere più il bisogno di leggerla, e solo dopo ciò ho iniziato a tradurla. Posso dire quindi che è “vera”!

(Daniel D. Marin)

 

Agli amici a casa

Sei capitato un giorno in cui gli aerei

volavano a bassa quota.

Ci siamo seduti in giardino

a bere caffè in grandi tazze

e urliamo gli uni agli altri le conquiste

lasciate a metà,

simulazioni riuscite nonostante la terra ci sfuggisse da sotto i piedi.

Si sta bene qui.

La luce discende in cerchi ovali

sui vitigni trapiantati,

pomodori dal gusto della nostra infanzia – il nostro orgoglio –

e fiori artificiali locali.

Ti dico, qui non si beve, né si legge come matti,

ma chiunque può avere un supersonico arancione

che irrompe nei sogni

rimbalzando rumorosamente sull’asfalto brillante.

Tra due mondi tutto si vive due volte,

dovremmo avere due memorie completamente separate,

altrimenti non potrai mai sapere se l’obesa infermiera di Porto Rico

da piccolo ti ha fatto l’iniezione.

Qui i bambini sono adottati dai centri commerciali

e a volte allo zoo possono vedere dal vivo

polli ed ornitorinchi, bianche domeniche di tigli fioriti,

fiori enormi in cui il colore è risucchiato dall’odore.

Qui tutto è semplice.

Tutto quello che devi fare è alzare la mano e comporre un numero,

nell’etere la tua chiamata conta,

rimani così e sicuramente qualcuno ti chiederà come stai,

qualcuno di certo ti augurerà una buona giornata.

Continua a correre, non fare domande, corri e basta

con una bottiglia d’acqua stretta al petto.

Ti dico, qui nessuno muore

e se anche accadesse

nessuno lo noterà

 

 

Carmen Firan è poetessa, scrittrice, autrice di opere teatrali e sceneggiature per film. Dal 2000 vive a New York. Ha pubblicato più di 20 volumi di poesie, novelle, racconti e saggi, tra i quali Words and Flesh (antologia di prosa; Talisman Publishers, 2008), The Second Life (racconti; Columbia University Press, 2005), The Farce (romanzo; Spuyten Duyvil, 2003), In The Most Beautiful Life (poesia con foto di Virginia Joffe; Umbrage Editions, 2002). Fa parte dell’Unione degli Scrittori Romeni, della Società dei Poeti Americani e di PEN American Center di New York. Dal 1997 al 2002 è stata direttrice dei programmi all’Istituto Culturale Romeno di New York. È co-redattore della raccolta di poesia americana contemporanea Il luogo di nessuno (Cartea Romaneasca, Romania, 2006), della raccolta di poesia romena moderna e contemporanea Nato nell’Utopia (Talisman Publisher, USA, 2006) e della raccolta Straniero in casa propria. Poesia contemporanea americana con accento (Numina Press, Los Angeles, USA, 2008). Le sue opere sono state tradotte e pubblicate in molte riviste in Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Polonia, Israele, Canada, Germania e Svezia. Partecipa a varie conferenze e letture letterarie in università americane e a colloqui internazionali negli Statii Uniti e in Europa.

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Daniel D. Marin