8 December 2016

Tante rinunce appese sugli specchi

Antonio Nazzaro ci fa leggere la giovane poetessa venezuelana Gabriela Rosas

Gabriela Rosas (Caracas – Venezuela) 

 

Ha vinto il premio Nazionale di Poesía per i giovani Pérez Bonalde (1995). Vincitrice nel 2014 della Biennale di letteratura Lydda Franco Farias, nella sezione poesia. Ha pubblicato i libri di poesie:  La mudanza (Eclepsidra, 1999), Agosto interminable (Eclepsidra, 2008), Blandos (Taller Editorial El Pez Soluble, 2013) y Quebrantos (Ediciones del Movimiento, 2015). Suoi racconti fanno parte della Antologia de cuentos, Editorial Negro sobre Blanco, 2015. E’ stata tradotta in italkiano, tedesco, greco, inglese,catalano e portoghese. pubblicata in numerose antologie poetiche nazionali ed internazionali. Collabora con riviste cartacee e dsigitali del venezuela e di altri paesi. Ed è l’editora del Stand Up Poetry en www.Inspirulina.com

 

 

Il gatto

 

Sono stata nelle sue ossa

mi sono avvicinata alla sua parola

perché era dolce

e intimoriva

 

i demoni hanno unghie di gatto

 

nulla è per sempre

non sbagliano le labbra

quando infine

parlano

 

questo giorno non suona

io vorrei avere la sua stessa fortuna.

 

 

 

*

 

El gato

 

Estuve en sus huesos

me acerqué a su palabra

porque era dulce

y atemorizaba

 

los demonios tiene uñas de gato

 

nada es para siempre

no se equivocan los labios

cuando al fin

hablan

 

este día no suena

yo quería correr su misma suerte.

 

(De: La Mudanza. 1999)

 

 

*

Ogni uomo è un colpo giusto

Fuori è minuto il giorno

Una perde il filo delle notti

E con esse

Chi morde sulle labbra

Assoluto

 

Nessuna preghiera ti accompagna

Imballi la casa in una sola valigia che non è di pelle

Tante rinunce appese sugli specchi

Sembra che non potrà albeggiare

 

A volte amare

Si fa impossibile.

 

*

Cada hombre es un golpe en lo correcto 

Afuera es diminuto el día

Una pierde el hilo de las noches

Y con ellas

Quien muerde en los labios

Absoluto 

 

Ninguna oración te acompaña

 

Embalas la casa en una sola maleta que no es de piel

 

Tanta renuncia guindando en los espejos

 

Parece que nunca podrá amanecer

 

A veces amar

Se torna imposible.

(De: Agosto interminable. 2008)

 

 

*

 

 

Undici

 

il sofferente non capisce perché gli negano un corpo

solo ricorda i baci sotto la luna

quando guarda avanti

 

Il sofferente sorride e ti mostra nei suoi occhi altri pianeti

vuole mandarti via dal suo mondo ma non può

Il sofferente è paziente fino a quando lo desidera

poi stringe i denti e non apre più la bocca

a meno che non sia per dire siccità

 

A Tutti dispiace la perdita di un sofferente

il passare dei suoi anni per materassi  d’altri

che alla fine stende la mano

per dire addio.

 

*

Once

 

El dolido no entiende por qué le niegan un cuerpo

sólo recuerda los besos bajo la luna

cuando mira de frente

 

El dolido sonríe y te muestra en sus ojos otros planetas

quiere correrte de su mundo pero no puede

 

El dolido es paciente hasta que lo desea

luego aprieta los dientes y no abre más la boca

a menos que sea para decir sequía

 

Todos lamentamos la pérdida de un dolido

el paso de sus años por colchones ajenos

que finalmente estire la mano

para decir adiós.

(De: Blandos, 2013)

 

*

 

Scacco

 

Non trovo la mossa fuori dal tuo petto

tanto silenzio non ci sta nella bocca

un gemito il paesaggio piú bello

vivo piena di pesci

sotto

dentro

 

ho la memoria giusta dio un orgasmo.

 

 

VI

 

Che ogni poro sia un nido

 

XI

Il punto finale che d’adesso siamo.

 

*

 

Jaque

 

No encuentro jugada fuera de tu pecho

tanto silencio no cabe en una boca

un gemido es el paisaje más bello

vivo llena de peces

abajo

adentro

 

tengo la memoria justa de un orgasmo 

 

VI

 

Que cada poro sea un nido

 

XI

 

El punto final que desde ahora somos.

(De: Quebrantos. 2015)

 

 

 

XII

Lo guardo dormire. Ci toccano profondo  le parole. Ci seminiamo per sempre l’uno

nell’altro. Nessuno ci salverà. Nessuno può cancellarci il morso, l’odore di cocco, le labbra, le

domeniche.

Non posso essere.

Tutto il sale del mondo è caduto sulla tavola.

 

 

*

 

XXV

 

a Raymond 

 

L’uomo si spoglia per tutta la casa. Si dondola, prepara il caffè, accende la televisione,

beve un po’ d’acqua. Non mi ama lo so, rimango viva. La cena non sempre è nella bocca, mi

racconta la sua parte della storia, s’inginocchia, lo alzo, gli mento, ci mentiamo, passano

due anni. L’uomo piange, come un bimbo piange. Mi rinnega, tre volte mi rinnega, poi mi

accarezza. Torna con girasoli in una borsa rossa. Mi pianta la sua tenerezza in cucina. Lo

 guardo, porta un cavallo, senza sella, porta un cavallo.

 

L’uomo sa che l’abbraccio piccolo mi commuove. Viene a dire che il mare, le sue alte

onde, le sue rive, non erano immaginarie.

 

L’uomo s’addormenta senza dare battaglia. La notte si rompe insieme al petto. Il petto

resta solo. Non c’è niente di più triste, che la solitudine di qualcuno che poteva essere amato. La

notte sopravvive, l’uomo no, all’uomo gli muoiono le carezze.

 

 

Al buio tutto è così chiaro

 

*

 

XII

Lo veo dormir. Nos tocan las palabras hondo. Nos sembramos para siempre uno en el otro. Nadie nos salvará. Nadie puede borrarnos lo mordido, el olor a coco, los labios, los domingos. 

No puedo ser. 

Toda la sal del mundo cayó sobre la mesa.

 

 

 

XXV

 

 a Raymond

 

El hombre se desnuda por toda la casa. Se mece, prepara el café, enciende la televisión, bebe un poco de agua. No me ama lo sé, sigo viva. La cena no siempre es en la boca, me cuenta su parte de la historia, se arrodilla, lo levanto, le miento, nos mentimos, pasan dos años. El hombre llora, como un niño llora. Me niega, tres veces me niega, luego me acaricia. Vuelve con girasoles en una bolsa roja. Me planta su ternura en la cocina. Lo miro, trae un caballo, sin montura, trae un caballo.

El hombre sabe que el abrazo pequeño me conmueve. Viene a decir que el mar, sus altas olas, sus orillas, no eran imaginaciones.

 

El hombre se duerme sin dar la batalla. La noche se le quiebra junto al pecho. El pecho queda solo. No hay nada más triste, que la soledad de alguien que pudo ser amado. La noche sobrevive, el hombre no, al hombre, se le mueren las caricias.

 

A oscuras, todo es tan claro.

 

(De: Con Truman y sin ti. Inédito)

 

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Antonio Nazzaro