2 December 2016

Sono diventato uno sconosciuto in più

Oggi Antonio Nazzaro ci fa leggere una giovane promessa

Jorge Roberto Aguilar Amado Nasce a  Cittá del Guatemala, nel 1993. Studente di diritto, surfista e scrittore. Il suo interesse per la letteratura è iniziato a dodici anni grazie a certamen studenteschi. Ha partecipato a festival di poesia in Nicaragua e Honduras, come in numerosi recital nelle scuole. Ha pubblicato alcune delle sue opere in pagine web, riviste studentesche e nell’antologia di scrittori emergenti dal titolo “Frente al silencio.” Attualmente sta iniziando ad addentrarsi nel campo della fotografia e del cinema indipendente.

 

 

 

La Bestia*

 

Ho lasciato tutto

per un futuro fortuito.

Ho abbordato innumerevoli vagoni di solitudine,

tristezza, incertezza e dolore.

Sono diventato uno sconosciuto in più,

sul treno verso il nord.

Ho sofferto le peggiori epidemie,

dall’illusione alla xenofobia.

dalla speranza fino al razzismo,

dall’amarezza fino all’ipotermia .

Sono le tre del mattino,

e un agonico fischio,

segnala l’uscita di Medias Aguas,

il mio corpo implora il riposo

e la mia mente gonfia

i polmoni invecchiati, 

per sostenermi a un sogno distante

che si diluisce

nella longevità di un incubo.

Mi hanno diagnosticato un carcinoma spinocellulare

sindrome di Ulisse,

stress post traumatico,

e una lunga lista

di malattie e acciacchi,

che neanche ricordo.

Né il Deserto di Sonora

né le corna del caprone,

né quelli dell’ultima lettera,

ci sono riusciti con me.

Ció nonostante,

sono caduto nelle fauci della bestia,

e qualcosa di più importante di un arto,

mutilò la mia anima.

Quando mi chiedono

como sono sopravvissuto alla rotta dell’inferno

gli rispondo che non l’ho fatto,

la bestia…

mi ha divorato.

 

*Il treno della morte o anche conosciuto come la Bestia o il Treno degli Sconosciuti. E’ una rete di treni merci usata dagli immigranti verso gli Stati Uniti per attraversare rapidamente il Messico

 

*

 

La Bestia* 

 

 

 

Dejé todo atrás,

por un futuro fortuito.

Abordé incontables vagones de soledad,

tristeza, incertidumbre y aflicción.

Me convertí en un desconocido más,

en el tren hacia el norte.

Padecí las peores epidemias,

desde ilusión hasta xenofobia,

desde esperanza hasta racismo,

desde amargura hasta hipotermia.

Son las tres de la mañana,

y un agónico silbido,

indica la salida a Medias Aguas,

mi cuerpo implora descanso

y mi mente insufla

mis pulmones envejecidos,

para sujetarme a un sueño distante,

que se diluye,

en la longevidad de una pesadilla.

Fui diagnosticado con carcinoma espinocelular,

síndrome de Ulises,

estrés postraumático,

y una larga lista,

de enfermedades y achaques,

que ya ni recuerdo.

Ni el Desierto de Sonora

ni los cuernos de chivo,

ni los de la última letra,

pudieron conmigo.

Sin embargo,

caí dentro de las fauces de la bestia,

 

y algo más importante que un miembro,

mutiló mi alma.

Cuando me preguntan,

como sobreviví a la ruta del infierno,

les contesto que no lo hice,

la bestia…

me devoró.

 

*El tren de la muerte» (también conocido como «la Bestia» y «el Tren de los Desconocidos») es una red de tren de mercancías que utilizan los inmigrantes hacia Estados Unidos para atravesar rápidamente México.

 

 

*

 

A volte

mi costa tanto abbandonare i miei sogni,

per svegliarmi spaventato dalla realtà,

piena di nostalgia.

 

A volte

nelle notti

mi è difficile dormire

al vagare nell’infinità,

di una mente stretta.

 

A volte

sembro essere inappetente

comunque mi alimento con fantasie gioiose

dove tu ci sei.

 

Avolte

e solo a volte

ammetto singhiozzando

che davvero mi manchi.

 

 

*

 

A veces,

me cuesta mucho el abandonar mis sueños,

para despertar achantado a la realidad,

repleta de añoranza.

 

A veces, 

por las noches,

me es difícil dormir,

divagando en la infinidad,

de una mente amartelada.

 

A veces,

parezco estar inapetente,

sin embargo me alimento con fantasías gozosas, 

en donde vos te encontrás.

 

A veces,

y sólo a veces,

admito sollozando,

que realmente te extraño.

 

 

*

 

Sono un altro testimone di come tutto è venuto giù,

come tutto si è perduto,

come la nostra armonia alla fine è morta.

 

Quelle strade che solevo dominare

sembrano farsi sconosciute per me.

Passeggio giorno e notte come un parco desolato.

Sono testimone di come se n’è andato tuto quello che ho amato.

 

L’autunno sembra più grigio e cupo che prima.

Le gocce di pioggia sono ancora più penetranti;

il sole muore lentamente come quei sogni e mete

che un giorno abbiamo tracciato insieme.

 

E di tutto questo sono un altro testimone.

Già non sono come ieri,

mi nascondo e m’intimidisco davanti allo sconosciuto

 

E’ così e così sarà, io che sono stato la luce dell’alba, poesia

in versi, leone cacciatore, canto d’uccello, acqua del mare,

svegliarmi a Parigi; oggi sono solo un altro testimone.

 

Tutto s’è perduto e solo ci resta un passato da ricordare

e un futuro da sognare; ed io sono solo un altro testimone.

 

Sembra eterna questa agonia; non esiste luce né bailamme.

Ottobre mai finisce, mentre svanisce il tuo sorriso

di donna innamorata; ed io sono un altro testimone.

 

 

*

 

 

Soy un testigo más de como todo se vino abajo,

como todo se perdió, 

como nuestra armonía finalmente pereció.

 

Aquellas calles que solía dominar

parecen desconocidas para mi.

Paseo día y noche como un parque desolado.

Soy un testigo de como se fue todo lo que he amado.

 

El otoño parece más gris y sombrío que antes.

Las gotas de lluvia son aún más punzantes;

el sol muere lentamente como aquellos sueños y metas

que un dia trazamos juntos.

 

Y de todo esto soy un testigo más.

Ya no soy como ayer,

me escondo y me intimido frente a lo desconocido.

 

Así es y así será, yo que fui luz del amanecer, poesía 

en verso, león cazador, canto de ave, agua del mar,

despertar en París; hoy solo soy un testigo más.

 

Todo se perdió y solo nos queda un pasado para recordar

y un futuro por soñar; y yo soy un testigo más.

 

Parece eterna esta agonía; no existe luz ni algarabía.

Octubre nunca acaba, mientras se desvanece tu sonrisa

de mujer enamorada; y yo soy un testigo más.

 

 

*

 

Rinascere

 

Iperbole di donna,

mossa da sentimenti trovati.

Tu hai dato altra definizione alla parola sorriso,

che straripa dal tuo volto angelicale.

La serenata di una rondine nasce sulle tue labbra,

con ogni parola che pronunci.

Sei come la speranza che sente un prigioniero,

all’alba, nell’ultimo giorno di condanna.

Senza macchie, senza rughe.

Senza peccato concepito.

Né ti immagini

Le innumerevoli volte,

Che ti sei intromessa nei miei sogni;

Sia di giorno che di notte

a compiacere qualsiasi fantasia,

Che non è degna da narrarsi in poesia.

Passeggi per il vicinato,

Altezzosa ed energetica.

Sembra qualcosa d’irreale,

Vedere il cielo,

al camminare sui tacchi

dipingendo ad ogni passo

Le grigie strade,

Della zona Minerva.

M’affretto verso la porta,

Accendo una sigaretta,

alibi del mio entusiasmo.

Ascolto dei passi avvicinarsi

il mio cuore si contrae e si espande:

Le mie palme sono bagnate,

I miei occhi d’improvviso si sono ribellati contro la mia volontà

e sono sottoposti ai mie impulsi.

Oramai non riconosco il mio respiro;

Tutto il manicomio

E’ scappato dentro di me.

Lí vieni tu, con tutta la tua bellezza

e con tutto il tuo splendore. (Tono burlone)

Fluttui come una farfalla ineffabile,

in un campo di lavanda angelicale,

sotto un sontuoso tramonto.

La mia bocca è una disidratata pianta desertica,

la marea sale nelle mie pupille piene di felicità.

Ti amo.

Ti odio.

Voglio dirti tante cose,

Mi manca il coraggio, m’avanzano le voglie.

Ah se solo sapessi!

Entro in casa,

Stupefatto,

Attonito,

Inetto.

La sigaretta a metà

e il filtro morsicato.

D’improvviso

sono tornato a nascere;

Così come l’ho fatto

Negli Ultimi dieci anni.

 

 

*

 

 

Renacer

 

 

Hipérbole de mujer,

dirigida por sentimientos encontrados.

Tú le has puesto otra definición a la palabra sonrisa,

que desborda de tu rostro angelical.

La serenata de una golondrina nace de tus labios,

con cada palabra que pronuncias.

Sos como la esperanza que siente un prisionero,

al amanecer, en el último día de condena.

Sin manchas, ni arrugas.

Sin pecado concebido.

Ni te imaginás,

Las incontables veces,

Que te entrometiste en mis sueños;

Tanto de día como de noche,

Complaciendo cualquier fantasía,

Que no es digna de narrarse en poesía.

Te paseás por el vecindario,

Altiva y energética.

Parece algo irreal,

Ver el cielo,

Andando en tacones,

Pintando en cada paso,

Las grises avenidas,

De la colonia Minerva.

Me apresuro hacia la puerta,

Prendo un cigarrillo,

coartada de mi entusiasmo.

Escucho unos pasos crecientes,

mi corazón se contrae y se expande;

Mis palmas están empapadas,

Mis ojos de repente se han rebelado contra mi voluntad

y son subordinados de mis impulsos.

Ya no reconozco mi respiración;

Todo el manicomio,

Ha escapado dentro de mí.

Ahí venís tú, con toda tu belleza

y con todo tu esplendor. (Tono burlón)

Flotás como una mariposa inefable,

 

en un campo de lavanda angelical,

bajo un suntuoso atardecer.

Mi boca es una deshidratada planta desértica,

la marea sube en mis pupilas desbordadas de júbilo.

Te amo.

Te odio.

Quiero decirte tantas cosas,

Me falta coraje, me sobran ganas.

¡Ay, si tan solo supieras!

Entro a casa,

Estupefacto,

Atónito,

Inepto.

El cigarrillo a medias

y el filtro mordido.

De pronto,

he vuelto a nacer;

Así como lo he hecho,

En los últimos diez años.

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Antonio Nazzaro