Poesie di Isabella Leardini

Isabella Leardini è nata a Rimini nel 1978. Nel 2002 ha vinto il Premio Montale con i testi in seguito editi nel suo primo libro "La coinquilina scalza"  (Niebo/La Vita Felice 2004, IV ed). E' compresa in diverse antologie in Italia e all'estero, tra cui Les Poètes de la Méditerranée (Gallimard, 2010) e Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi 2012). E' uscito nel 2017 il suo nuovo libro "Una stagione d'aria" (Donzelli Editore). E' direttore artistico del festival Parco Poesia e del Premio Rimini per la poesia giovane. Con l'artista Giovanni Turria cura le collezioni di poesia e grafica d'arte Print & Poetry.

Da "La coinquilina scalza" (La Vita Felice 2004 - 2006 -2008)

 

 

Da piccola sbattevo le porte…

Quando sono diventata una che resta

seduta, che svuota le estati

a guardare la stanza dal balcone

per vedere se rientrando

neanche l’ultimo fantasma se n’è andato?

Ho un nuovo cane che dorme di fianco

ma tornano le stesse sere lunghe

le porte che sbattono addosso

senza la scossa accesa del fragore.

Bisogna avere la natura di chi resta

per saper tenere gli occhi sugli addii

che durano di più a farli da soli.

 

 

****

 

Da quando ti ho incontrato ho ancora voglia

di appendere qualcosa ai muri

di risentirmi in pace coi miei muri

ma lungo il gesto breve, nell’esatto

modo di sistemare le candele

c’è già tutta l’attesa del tuo sguardo

e la vertigine veloce di stagioni

che passeranno prima che tu veda.

Anche così ci si alza e si vive

come svuotando e riempiendo la casa

non di sé ma dell’arrivo di qualcuno.

 

***

 

 

E dicono che se ci sei anche tu

sembro meno nervosa…

E’ che mi togli i nervi e te ne vai.

So solo che la curva del tuo collo

è il posto più perfetto che ci sia

per questa fronte

e se mi abbracci è come entrare in casa

sapendo che non ci si può restare.

 

***

 

Se rallento la rincorsa del respiro
sotto i giri delle mani
è perché tu non ti accorga che si spezza
e stendo sulle gambe le mie colpe
a dimenticare un poco…
Sempre come una sera a fine estate
torna il nostro brindisi lungo la vita
ormai non beviamo neanche
e lasciarti la mia fronte sulla spalla
è la calma che hanno a notte fonda i viali.

 

***

 

Avrei voluto rimanerti in testa

come un motivo che ti prende dal mattino

o quelle frasi celebri dei film

che tornano ogni volta come un bene.

Ti ho dato il nome... mille te ne ho dati

eppure non accende le mie vene

sapere che lo porti, non mi sfama.

Tu resti come un segno lungo il muro

che torna fuori appena cade un quadro,

rappreso tra le pieghe delle mani.

E forse ti dovrò sempre portare

nell'aria che si alza dove passo.

 

 

***

 

Con te sono rimasta sempre al vento

presa a un suono larghissimo di foglie

dentro la pace accesa degli inverni.

Finisce l’anno e sta per nevicare,

sono finiti sempre e ancora siamo

due voci appese male per cercarci.

Ma in fondo che cos'è la giovinezza,

cosa doveva essere oltre a questa

tremenda corsa in ciao sotto la pioggia

al vento… verso casa di qualcuno.

 

 

 

 

da "Una stagione d'aria" in Nuovi Poeti Italiani 6 (Einaudi, 2012)

 

Sono preda dei giorni che verranno

dei volti che non torneranno più

ogni volta che il ridere si spegne.

Cosa sarà di noi... di tutti i fuochi

e di questo pregare in una pioggia

tremenda, da far stringere le mani

che chiuda e apra finestre estati inverni

e tutte le mie case, i miei balconi.

Che ci cadano addosso mille sere

come negli anni, una dentro l’altra.

Si muore un po’ per vivere più forte

se il tempo deve farsi un tempo solo

tutto pieno come un sasso che va a fondo.

 
***
 

Il cane che ai miei piedi guarda l’alba

si prende il mio calore e chiude gli occhi.

Di nuovo sola fino a questa soglia.

I desideri fragili che allungano

le mani dell’estate sono ancora

nascosti come i nidi tra le foglie

sono rimasti in alto e senza voli.

Via dalle luci d’acqua e dai frastuoni

delle strade che filano sul mare

via dall’aria che prende alla schiena.

Ma noi restiamo qui come le radio

dimenticate accese in piena notte

come le insegne che hanno perso qualche luce

ma cercano lo stesso di brillare.

 

***

 

Perfetti come il volo degli uccelli

lo ripetevo all'infinito nell'estate

così sarebbe stata una preghiera.

 

Pensavo che saremmo stati

perfetti come il volo degli uccelli

nei cerchi e nelle svolte del destino.

Io non volo e non mi poso

io non canto

se non posso avere te pesto la terra

come chi vive contro la natura.

Le rondini non sanno partire

sono le figlie pazze del freddo

e forse stanno qui da qualche parte

continuano a ripetere che questo

è il loro autunno radioso d'aria

mentre le prende piano la neve.

 
 

 

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