Parco Poesia, il festival della poesia giovane

Uno dei più "vecchi" festival italiani è proprio quello dedicato ai giovani. Da quattordici anni siamo punto di riferimento per la poesia contemporanea ed esordiente, radar per le nuove generazioni e luogo di serio ascolto per i giovanissimi che scrivono.

Nato nel 2003 da un'idea di Isabella Leardini, Parco Poesia è stato il primo festival in Italia dedicato alla poesia giovane ed esordiente. Ogni anno a fine luglio arrivano a Rimini quasi 100 poeti, dai grandi maestri agli autori contemporanei più importanti, dai giovani autori più affermati alle promesse che il festival scopre in tutta Italia, attraverso un costante lavoro di scouting. 

 

Readings, laboratori, conversazioni, per incontrare da vicino la poesia del nostro tempo e anche quella del futuro.

 

Molte manifestazioni permettono di incontrare gli autori, Parco Poesia permette di  conoscerli davvero, non solo nell’attimo in cui l’autore fugacemente firma un libro, ma nel corso delle intere giornate che danno vita ad un vero incontro generazionale.

I poeti a Parco Poesia si offrono con la loro opera ma anche con il loro volto, come uomini oltre che come autori. Nell’atmosfera informale del festival molti scrittori hanno la possibilità di incontrarsi e rincontrarsi, di guardare insieme il panorama sempre in fieri della poesia emergente, di dialogare tra loro e con i propri lettori. Molti giovani poeti hanno la possibilità di consegnare a mano i propri manoscritti ai più imporanti poeti italiani, di avere una seria occasione di ascolto. 

A Parco poesia ogni anno nascono amicizie, discussioni, qualcuno litiga, qualcuno si entusiasma, qualcuno scopre qualcosa... e quando tornano a casa… tutti hanno qualcuno a cui scrivere, qualcosa di cui continuare a discutere... qualcosa che rimane.

 

Perché si organizzano i festival?

"Organizzare un festival vuol dire scommettere sugli uomini, e i festival  in fondo, un po’ come gli uomini, accadono tra un inizio e una fine, non durano in eterno, ma possono cambiare le cose... Sono un po’ come quelle  feste che si fanno da ragazzini: nel bene o nel male, piene di attese, nel bene o nel male imprevedibili. C’erano feste che erano noiose prima ancora di iniziare, si sapeva già, ma ci si andava  tutti, perché tutti ci andavano, c’erano le feste ad altissimo orizzonte d’attesa, quelle che si cominciava a pensarci un mese prima... si tornava sempre a casa un po’ tristi, se non altro, perché non si poteva più aspettare. Poi c’erano le feste a motore diesel: quelle terribili per tre quarti della serata, che però sapevano premiare chi resisteva, e per gli ultimi quattro gatti recidivi prendevano un volo inaspettato e non finivano più... (Soprattutto i convegni spesso sono così, prendono il volo a cena, peccato che il pubblico si perde sempre la parte migliore.)

Per lo più andava avanti così, di festa in festa, ma non si smetteva di farne, quasi con un desiderio innato, forse perché non si poteva smettere di sperare che arrivasse il miracolo, che accadesse una Festa, anzi una FESTA di quelle tutte maiuscole, quelle che aprono tutti gli equilibri, quelle in cui cambiano le cose.

Nella vita di ognuno di noi ce n’è almeno una, che si mette perfettamente al centro di un’età e ci resta per sempre.

Si organizzano festival per gli stessi motivi per cui si scrive, perché non si ha pace senza desiderare, senza cercare senso, perché si risponde a qualcosa che chiama, che chiede e che non si accontenta mai... E forse siamo fatti anche per questo, come i cani della poesia di Loi, “che abbaiano alla luna per natura, / per la pazienza di star lì ad ascoltare”, siamo tutti fatti per aspettare, per cercare, per fare una Festa di quelle che si piantano nel tempo e ci si allargano sopra, perché sbloccano tutti gli sguardi. La poesia non fa altro che chiedere questo, di continuare a dire sì, di non perdersi l’Occasione, di portarla, offrirla, e di accoglierla, proprio al centro del nostro spudorato e disarmato essere uomini, che vagano da una festa all’altra, cercando di non diventare cinici, mettendo tanto in gioco il proprio amore [...]

Isabella Leardini da "Poeti di Parco Poesia" (2004)

 

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