Primo festival della giovane poesia italiana recitava il sottotitolo della prima edizione di Parco Poesia, era il settembre del 2003. In quella prima edizione la generzione degli autori nati negli anni '70 era presente quasi al completo e condivideva il palco con i propri maestri. L'incontro generazionale e lo scouting sono sempre stati il carattere fondamentale di Parco Poesia, ciò che ne ha fatto un punto di riferimento per i giovani che scrivono ma anche per la poesia contemporanea.

Ci giochiamo la faccia. Era il titolo nel 2004: il volto, come  presenza umana e biografica dello scrittore in rapporto all’opera,  come responsabilità con cui il poeta  mette in gioco se stesso nell’incontro. 

La poesia in prima pagina. Nel 2005 per mettere in campo il tema portante della terza edizione: il rapporto tra poesia e mondo della comunicazione. 

I libri non crescono sugli alberi. il festival del 2006 indicava il lungo lavoro che porta ad un’opera, ma anche il valore imprescindibile ed insostituibile del libro.

I poeti usano i muscoli. Nel 2007 il festival ha messo in primo piano il muscolo vitale per eccellenza: il cuore, per parlare di poesia lirica nel rapporto tra contemporaneità e tradizione novecentesca.  

Disposti a salire alle stelle. Il riferimento diretto erano i versi finali del Purgatorio nel 2008, per dire che ogni autore, di fronte alla scrittura, proprio come Dante deve sapersi rinnovare con una tensione assoluta.

I folli i poeti e i bambini, quelli che sanno far versi. Nell'ultima edizione riccionese, nel 2010 Parco Poesia affronta il grande tema letterario della follia.

I poeti fanno la fama. Strane storie di fama nelle biografie dei grandi e una riflessione sul duro desiderio di eternità dell'arte al confronto con la fama pop del nostro tempo sono stati il cardine della prima edizione riminese del festival nel 2011.

Fedeli d'amore. Nel 2012 abbiamo raccontato l'amore e l'amicizia attraverso un genere letterario in via d'estinzione, quello dei grandi carteggi letterari.

Io vado a capo. L'andare a capo come grande metafora della poesia per la decima edizione, che ha portato a Rimini 100 poeti aprendo le porte del festival anche ai nati negli anni '90. 

Ditelo in 11 sillabe. Non poteva che essere dedicata all'endecasillabo l'undicesima edizione, che nel 2014 ha chiesto ai maggiori poeti di dire 5 volte amore raccontando la bellezza del verso principe della poesia italiana. 
Siate mitici. Questo l'invito che la dodicesima edizione ha lanciato ai più giovani, chiedendo loro di riscoprire la bellezza del mito ma anche di costruire nuovi miti della contemporaneità.
Lavoro straordinario. La tredicesima edizione ha guardato al presente, a un tema cruciale per le nuove generazioni. Il lavoro del poeta sul testo, ma anche quello che lo porta in incognito nella società, come è accaduto nel '900 ad alcuni grandi poeti, in prima fila nel rendere indimenticabile l'industria italiana. 
La poesia è un drago. La quattordicesima edizione è dedicata al simbolico che entra nel reale. In un tempo in cui i simboli sono diventati automatismo svuotato la poesia ha il compito di accendere di nuovo la potenza del linguaggio simbolico, capace di entrare anche nel quotidiano, come bestia bellissima e terribile.
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