29 January 2018

Non siamo un popolo migratore.

Daniel D. Marin ci fa scoprire la scrittrice americana di origine romena Claudia Serea

Slegata, formalmente, dal contesto generazionista romeno degli anni 2000 (microscopico scontro non della civilizzazione, ma almeno dei paradigmi letterari del tempo – da una parte, la corrente principale (degli anni ’80), dall’altra quella degli anni 2000, appena iniziata), una parte della poesia di Claudia Serea segue, se non addirittura precede, i più convinti “fratturisti”. Fino ad allora solo Ruxandra Novac ha dimostrato tanta determinazione e coraggio nel criticare e cercare di dimenticare la sua patria natale, cosa che, fino alla fine (non sappiamo se definitivamente), è riuscita a fare. Adesso, dopo tanti anni vissuti in America, ci prova anche Claudia Serea. Solo che da parte sua abbiamo anche il rovescio della medaglia.

(Daniel D. Marin)

 

l’ultimo a partire spenga la luce!

 

1.

 

Da grande emigrerò,

al momento di lasciare la scuola

emigrerò, quando finisco l’università

emigrerò, quando cercherò un lavoro

emigrerò, quando mi sposo

emigrerò, quando farò

un bambino emigrerò

quando divorzierò

emigrerò, quando sarò vecchio

emigrerò, quando morirò.

 

L’ultimo a partire dalla Romania spenga

la luce!

 

2.

 

Non siamo un popolo migratore.

Non abbiamo un orologio nel cervello

che ci fa a capire quando è il momento di lasciare.

 

Come facciamo a sapere che è arrivato il momento?

Le oche selvatiche sanno quando arriva l'autunno

quando le foglie emigrano dagli alberi.

 

6.

 

Io dico che si tratta di una malattia.

Si tratta di un collettivo tumore al cervello,

causato da una dieta povera.

Senza latte, né carne, né uova e formaggio.

 

La mancanza di proteine rende il popolo docile,

ma provoca un inspiegabile desiderio di andarsene.

Per una migliore salute

e un più facile controllo delle masse – non dateci più lo zucchero

e assolutamente nemmeno un po’ di burro.

 

Prendeteci anche il pane e poi tutti noi vorremo emigrare,

anche dopo cinque generazioni.

 

Possibili effetti collaterali:

mattonelle blu in bagno,

una nuova Logan,

una moderna cucina nell'appartamento dei nonni,

dove i bambini crescono senza madre,

ma con abbastanza play station, Dell,

Samsung e Eriksson.

 

Apparecchiature elettroniche: una misura della felicità.

 

 

Claudia Serea ha emigrato negli Stati Uniti nel 1995. Scrive principalmente in inglese, le sue poesie e le sue traduzioni vengono pubblicate in giornali letterari come 5 a.m., Meridian, Harpur Palate, Word Riot, Blood Orange Review, Cutthroat, Green Mountains Review e tanti altri. È stata nominata quattro volte ai premi Pushcart e Best of the Net. Ha scritto i volumi To Part is to Die a Little (Cervenà arva Press), Angles & Beasts (Phoenicia Publishing, Canada, 2012) e A Dirt Road Hangs From the Sky (8th House Publishing, Canada) e dei libretti The System (Cold Hub Press, Nuova Zelanda, 2012), Eternity’s Orthography (Finishing Line Press, 2007) e With The Strike of a Match (White Knuckles Press, 2011). Insieme a Paul Doru Mugur e Adam J. Sorkin, è stata co-redattrice e traduttrice di The Vanishing Point That Whistles, an antology of Contemporary Romanian Poetry (Talisman Publishing, 2011). Nel 2013 con la poesia My Father’s Quiet Friends in Prison, 1958-1962 ha ricevuto il premio The Readers Awards della prestigiosa rivista New Letters.

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