4 November 2016

Mi faccio sillaba dell’innominabile

Antonio Nazzaro ci fa leggere la giovane poetessa portoricana Marta Jazmín García Nieves

Marta Jazmín García Nieves (1983, Porto Rico). Si è laureata presso l'Università di Porto Rico a Mayagüez, dove ha completato un master in Studi Ispanici. Ha lavorato come redattrice di testi accademici e giornalistici. E' stata l'organizzatrice si simposi sulla letteratura e convegni ed eventi culturali ed ha anche collaborato con riviste accademiche nel ruolo di critica d'arte e della creatività. Dal mese di agosto 2012, è professoressa nel Dipartimento di Spagnolo dell'Università di Porto Rico a Ponce. Nel 2014, è uscito il suo primo libro, Luz fugitiva, ha ricevuto la prima menzione nel concorso di poesia giovane El farolito azul. Nel suo blog Realistas realengos, pubblica poesie e recensioni letterarie: https://martajazmin.wordpress.com/

 

Radici e rimembranze 

 

Ho dovuto fermarmi

su questo giorno

come un albero

maledetto a reincarnare

sotterrato nella stessa terra

dove germinano le rovine. 

 

*

 

Raíces y remembranzas 

 

 

 

Tuve que detenerme

sobre este día

como un árbol

maldito a reencarnar

enterrado en el mismo suelo

donde germinan las ruinas.

 

*

 

 

Non conosco un alto modo per dire

antidoto

volo

valentia.

Mi viene da pronunciare

Serpente

vedova negra

uccello morto

vuoto.

 

So molto bene in realtà cosa succede

il primo dei vostri nomi

e da prima della formazione del mondo

già vivevano

le paure

nella bocca.

così nella sua forma reale

di parole non concepite.

nei vostri corpi senza inventare

freddi

stampati

pelosi

concavi

gravitanti.

 

Il linguaggio sempre è stato questo:

una processione di animali pericolosi

che non abbiamo il coraggio

di mordere

 

 

*

 

 

No sé otra forma de decir

antídoto

vuelo

valentía.

Me sale pronunciar

Culebra

araña viuda

pájaro muerto

vacío.

 

 

Sé muy bien que la realidad sucede

primero que sus nombres.

y que antes de la formación del mundo

ya habitaban los

miedos

en la boca.

así en su forma real

de letras no concebidas.

en sus cuerpos sin inventar

fríos

Estampados

peludos

cóncavos

gravitantes.

 

 

El lenguaje siempre ha sido eso:

una procesión de animales peligrosos

que no nos atrevemos

morder

 

 

*

 

Equinozio

 

ho sacrificato il mio corpo e il mio spirito

per il tuo paesaggio dal fantasticare vagabondo.

 

Poi ho scoperto

    [inopportunamente]

che erano  semi

quello che germogliava di me

sul palmo

del tuo nulla aperto.

 

Adesso sono io chi mendica

che mi restituisca

l’estensione estiva della mia leggenda

perduta con te

e la tua conspirazione con l’inverno.

 

*

 

 

Equinoccio 

 

 

Ofrendé mi cuerpo y mi espíritu

por tu paisaje de ensoñación vagabunda.

 

 

 

Luego descubrí

                   [a destiempo]

que eran semillas

lo que manaba de mí

sobre la palma

de tu nada abierta.

 

 

 

Ahora soy yo quien mendiga

que me devuelvas

la extensión estival de mi leyenda

perdida contigo

y tu conspiración con el invierno.

 

 

*

 

 

Io ero la notte

prima d’esistere

stesa su questo lato del mondo,

imbrattata in questo colore bianco

di nessuna nostalgia

 

 

*

 

 

Yo era la noche

antes de existir

tendida en este lado del mundo,

embadurnada en este color blanco

de ninguna nostalgia.

 

 

*

 

 

Dico l’ombra.

Mi faccio sillaba dell’innominabile.

Ma, tu chiami.

E così, 

Fuoco e parola

s’attorcigliano di luce

in un solo serpente.

 

 

*

 

 

Digo la sombra.

Me vuelvo sílaba de lo innombrable.

Pero, tú llamas.

Y así,

Fuego y palabra

se enroscan de luz

en una misma serpiente.

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Antonio Nazzaro