2 November 2016

Lo stato dell'arte di Alberto Frigo

Federica Volpe recensisce l'esordio del finalista 2015 del Premio Rimini, uscito quest'anno per Raffaelli

La voce poetica di Alberto Frigo è una narrazione precisa ed ironica, capace di raccontarci ogni cosa: dal cantiere al riccio, dal paese le cui case "non hanno mobili / né nomi ai campanelli"  all'uomo in equilibrio sulla trave che, come il suo raccontare, cerca di essere "semplice e giusto come il volo di una freccia".

    Le grandi descrizioni, prese spesso da più angolazioni come a non voler lasciare nulla al non visto, hanno un ampio respiro narrativo, da cui traspira anche il pensiero dell'autore, che spesso si lascia trascinare, e sembra quasi di sentirlo pensare, di sentircelo bofonchiare a fianco i pensieri che la scena raccontata gli suscitano, in una serie di subordinate o parentesi in cui trova il suo spazio espressivo, come nella poesia dedicata all'uomo sulla trave: 

 

"[...]
Osservato da qui (la cornice

della finestra ne fa un quadro) l’abisso

non è in basso, dove tutto sembra tendere,

ma in faccia: un rettangolo d’oscurità

(una porta? uno scampolo di finestra? la quadratura

d’un rosone?) da dove s’involano piccioni

con le ali bianche e grigie di velluto.

[...]"

 

    Laddove non ci siano descrizioni o scene in atto, è il flusso di pensiero di Frigo ad espandersi sul foglio, ad argomentare, a gonfiarsi, a trovare il suo respiro fuori dal suo pensatore. Ma sempre il suo occhio scruta ed indaga, raccontandoci le città in cui ha camminato, le cose che ha visto, e in cui il soggettivo sposa l'immagine oggettiva modificandone i connotati con dolcezza. 

 

"Berlin

 

Che importa se ad occhi meno infuocati

o a cuori servili?

È ancora lo stesso cielo a lasciarsi

ricamare dai rami nudi del frassino

e lo stesso nido di gazza

e la medesima neve.

Il tempo annoda ancora gli stessi fili,

e nei muri dai colori crudi,

lontano dalla luce e dalle insegne,

la città sopravvive al passato appena ricostruito.

Qui ancora parla all’unisono

una fiumana d’uomini e la curiosità

si fa strada, serena:

coi suoi passi occulta la distanza dei secoli

ormai fuori fuoco, a bordo della scena."

 

    Nella poesia intitolata Modena, Alberto studia una definizione che a mio parere si intona molto bene con la sua voce: "...pare che non ci sia / un crimine per due anime / colte a ridere amaro"

 Anche lui, sarcastico ed interrogativo, ci appare come un'anima colta a ridere amaro, non solo in questa poesia ma proprio nel suo modo di raccontarci le cose, nel suo modo di vivere il mondo per poi regalarcelo in poesia. 

 

"Visto d’altro ciglio della strada, o dall’alto,

come in un vetrino, lo diresti un brutto tiro

della fatalità, oppure (vogliamo essere tragici?)

un destino.

[...]"

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Federica Volpe