3 May 2016

Lo sguardo che punta in alto

Oggi Federica Volpe legge per noi Verticale di Maddalena Lotter, finalista 2015 edita nella Gialla di Pordenonelegge-Lietocolle

Verticale – Maddalena Lotter (Pordenonelegge-Lietocolle, 2015)

 

 

La poesia di Maddalena Lotter è sconvolgente come quando un bambino, all'improvviso, ci fissa con uno sguardo adulto e critico, e noi ci sentiamo sprofondare per il peso di quel guardare.

Verticale, la raccolta di Maddalena edita da Lietocolle-Pordenonelegge,  è divisa in  tre sezioni: Da dove veniamo, Chi e Verso dove. I nomi sono molto simili a quelli che compongono il titolo di un famoso dipinto di Gauguin, e le due opere sembrano avere in comune l'essere nate all'incrociarsi di due strade: la prima è quella pavimentata dalle grandi domande esistenziali. La Lotter, infatti, non scrive un singolo testo che non sia un'interrogazione, la risposta ad una di esse o la rassegnazione al non poter risolvere un quesito; la seconda, invece è il ritorno al primigenio, all'origine. 

Nella prima sezione del libro c'è un vero e proprio ritorno all'infanzia, terra d'approdo e di partenza. Essa è tempestata da ricordi, che l'autrice ci porge con la semplicità e lo strazio proprie di una creatura al contempo ingenua e disincantata. Queste poesie, che narrano vicende al confine tra realtà e sogno, tra fiaba e Storia, (“A volte pare che alcuni luoghi / non era vero che c’erano. / Ti sbagli – dice la madre / non siamo mai andati lì, non esiste.”) sono frecce scagliate per colpire dritte al petto, nel loro contrasto agrodolce di crudeltà e tenerezza ( “Mi arrampicavo sull’albero di fico / e un giorno l’odore repellente / della sua malattia mi spaventò; / noi della compagnia gli abbiamo tolto / lo sporco con un legno ed urlavamo / che la linfa sapeva di fegato / e il gioco era di spingervi addosso / il più debole di tutti. / Il pianto muto di quei rami / solo alcuni lo hanno avvertito; / covavo in quel tempo la mia malattia”).

Leggere Verticale è arrampicarci su una voce che ci illude di essere piana, semplice, ma che non aspetta altro che il buio per innalzarci alle vette più alte del pensiero di Maddalena, in quel nero in cui non riusciamo a vedere dove mettiamo i piedi, e arriviamo a destinazione così senza capire la strada che lì ci ha condotti. Ma cos'è, questo buio? La raccolta Verticale è corsa da un filo d'inquietudine, la quale è vissuta, tuttavia, con naturalezza estrema e con la razionalità che può avere un bimbo nel guardare il mondo nelle sue imperfezioni ed incoerenze. 

La poesia Veglia ben riassume questa caratteristica:“Non volevano che vedessi il corpo / dell’animale, mi risparmiarono / la veglia gentilmente / per goderselo loro, il pianto; / pensavano tutti che la morte / mi fosse così distante”. Il dolore, la morte, la nostalgia, le gradazioni più cupe del vivere, tutte sono presenti ed illustrate senza drammi, come facenti naturalmente parte della vita e per questo mai combattute, ma semplicemente accolte.

Anche il rapporto con gli altri è estremamente interessante nella poesia di Maddalena Lotter. 

Lo sguardo assomiglia sempre a quello di una creatura in crescita, che cerca di imparare la vita con gli altri dalla natura (“C’è un rispetto fra i tronchi / si può fiorire l’uno accanto all’altro / ma piano, a dovuta distanza / lasciare spazio al respiro dei rami”) e che dalla natura viene distratto (“il risveglio e il verde dell’erba / intorno, diciamo di quello scoiattolo / dove sarà mai andato”).

E la natura è soprattutto ciò che spiega le relazioni e le giustifica: “Tutti i giorni impariamo ad imitarci / come fanno le scimmie, / sfiliamo grumi di buio / dai rispettivi capelli”.

Ma non è solo la natura a guidare l'incontro, ma anche la curiosità: “I corpi negli anni, questo fa curiose le mie mani / alla ricerca di età diverse / voglio toccarli tutti, gli altri / con i loro mondi di pelle”. 

Verticale racchiude in sé lo sguardo che punta in alto, e allo stesso tempo che scruta dall'alto, e che è capace di regalarci il frutto di questo continuo e calibrato giro d'occhi.

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Federica Volpe