28 October 2015

Le età e le ere di Eloy Maria Garcia

Una nuova rubrica dedicata alla poesia spagnola, Angelo Nestore ha tradotto per noi una giovane autrice di Malaga

María Eloy-García (Malaga, 1972)
Ha pubblicato le raccolte poetiche Diseños experimentales (Monosabio, 1997), Metafísica del trapo (Torremozas, 2001), Cuánto dura cuánto (El Gaviero, 2007), della quale è stata lanciata nel 2010 la seconda edizione e la versione italiana nel 2011 (Lupo Editore, traduzione di Angelo Nestore) e Los cantos de cada cual (Arrebato, 2013). I suoi versi sono stati anche tradotti in tedesco, inglese, portoghese e catalano.

 

la storiografia dell’essere

 

tutti nasciamo atapuerca

con una segreta intuizione per la pietra

poi sedentarizziamo l’aria

a cinque anni facciamo i neolitici

per mantenere il fuoco fatuo che si eredita

c’è nella nostra stirpe una specie

di sangue che si ripete

adolescenti siamo la variante romana dell’impero

disordinati con la lucidità ancora in bocca

piazziamo il limes in camera da letto

la crisi dell’impero viene sempre da dentro

e giunge il medioevo dei vent'anni

oscuri e sincretici vaghiamo

con un dio nudo fino allo schema

invece il rinascimento pensateci

sono i trenta con la teoria

con macchine pensate per uccidere

con cupole innalzate fino al siderale

a quaranta il tempo ormai non trema

e la vanitas compare con la sua mite

tenerezza

non c’è più lo spazio per ogni cosa

non si deve più avere un’idea

adesso bisogna far credere di averla

siamo l’estasi barocca

ci cresce il manierismo sulla testa
come un’idea che si allunga puntando il sole
a cinquanta siamo neoclassici con
uno stile impero ansioso di dominio proprio
crediamo solo in ciò che è nostro
camminiamo sul conquistato
a sessanta l’inquieta sensazione impressionista
e le prime lenti progressive
quanti stili pittorici si accumulano
nel viaggio visivo delle lenti progressive
a settanta l’astrazione
a ottanta concettuali
a a novanta ritorniamo atapuerca
le nostre abitudini somigliano alla storia
non c’è mente che resista al cerchio
se ci tolgono la linea piangiamo come romantici
sui resti di ciò che eravamo
perciò affacciata all’io da un balcone con la vista sulle macerie
guardo il mondo cominciare e finire ogni giorno

dentro di me e nel mondo

 

 

 

la historiografía de estar siendo

 

todos nacemos atapuerca

con una secreta intuición para la piedra

luego sedentarizamos el aire

con cinco nos hacemos los neolíticos

para mantener el fuego fatuo que se hereda

hay en nuestra estirpe una especie

de sangre  que se repite

adolescentes somos la variación romana del imperio 

desordenados con la lucidez recién estrenada

nos ponemos el limes en el cuarto

la crisis del imperio viene siempre desde dentro

y llega la edad media de los veinte 

oscuros y sincréticos vagamos

con dioses desnudos hasta el esquema

pero el renacimiento pensadlo

son unos treinta con teoría 

con máquinas pensadas para matar

con cúpulas alzadas hasta lo sideral 

con cuarenta el tiempo ya no tiembla 

y la vanitas aparece con su tibia 

ternura

no hay espacio para poner todas las cosas 

ya no importa tener una idea 

ahora hay que hacerse el que la tiene 

somos el éxtasis barroco
nos crece el maniersimo en la cabeza
como una idea alargada que apuntara al sol
en los cincuenta somos neoclásicos con jardines un estilo imperio deseante de dominio proprio creemos solo en lo nuestro
paseamos por lo conquistado
en los sesenta la inquieta sensación impresionista y las primeras gafas progresivas
cuántos estilos pictóricos se acumulan
en el viaje visual de las gafas progresivas
con setenta la abstracción
con ochenta lo conceptual
y con noventa volvemos atapuerca
nuestros hábitos se parecen a la historia
no hay cerebro que resista a lo circular
si nos quitan la línea lloramos como románticos en las ruinas de lo que fuimos
así que asomada al yo
por un balcón con vistas al derribo
veo el mundo empezar y acabar cada día
así en mi misma como en el mundo

 

(tratto dal libro Los cantos de cada cual, Arrebato, 2013)

 

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Angelo Nestore