16 April 2014

Le domande della notte

I sogni ci abitano o ci sfuggono? Ce lo dice Eva Laudace con una foto e una poesia di Salinas

I sogni ci appartengono? Oppure sono autonomi? Ci sfuggono o ci abitano? Che differenza c’è tra il sogno involontario della notte e quello aspettato, desiderato, sperato da una mente attiva e vigile? Il sogno rivela la nostra potenza creativa? O è piuttosto una parte malcelata di noi stessi? Se il sogno muore, che ne sarà del sognatore? E se muore il sognatore? Forse a certi interrogativi si dovrebbe lasciare la facoltà di non rispondere.

 

 

Cominciano ad accendersi
le domande della notte.
Ve ne sono di distanti, quiete,
immense, come astri:
chiedono da lassù
sempre
la stessa cosa: come sei.
Altre, fugaci e minute,
vorrebbero sapere cose
lievi di te e precise:
misura
delle tue scarpe, nome
dell’angolo del mondo
dove potresti aspettarmi.
 

Tu non le puoi vedere,
ma il tuo sonno
è circondato tutto
dalle mie domande.
E forse qualche volta
tu, sognando, dirai
di si, di no, risposte
miracolose e casuali
a domande che ignori,
che non vedi, che non sai.
Perché tu non sai nulla;
e al tuo risveglio,
loro si nascondono,
invisibili ormai, si spengono.
E tu continuerai a vivere
allegra, senza mai sapere
che per metà della tua vita
sei sempre circondata
da ansie, tormenti, ardori,
che incessanti ti chiedono
quello che tu non vedi
e a cui non puoi rispondere.

 

Pedro Salinas


da "La voce a te dovuta" a cura di Emma Scoles (Giulio Einaudi Editore) 

nella foto: Sleeping warriors

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Eva Laudace