22 October 2015

La poesia che si alza, verticale oltre le ringhiere

E' uscito l'anno scorso per Raffaelli il libro del primo vincitore del Premio, Filippo Amadei

Entrare in Oltre le ringhiere è come passeggiare tra le cose che al mondo ci sembrano più semplici e comuni, e assieme a Filippo Amadei scoprire che sì, anche in esse può nascondersi la poesia.

 

E' una poesia che rinuncia alla difficoltà dotta dell'eloquio quella del giovane autore vincitore della prima edizione del Premio Rimini, e che sa far fiorire con un linguaggio e con esperienze accessibili a tutti delle poesie che non hanno bisogno di traduzioni e setacci per essere comprese a fondo.

Amadei è diretto, e la sua voce riesce a toccarci tutti. Chi non è mai andato in posta, o non è mai stato imbottigliato nel traffico? E' da esperienze semplici che Filippo prende spunto per condividere i suoi pensieri e renderli poesia.

 

L'autore non si oppone al quotidiano, alla realtà e ai tempi che si è ritrovato a vivere, e anzi li abbraccia e dimostra di avere le mani in quella pasta che al suo tocco diviene malleabile. Ciò non significa che il suo sguardo sulle cose sia miope e mai critico, come dimostra per esempio nella poesia Mattina di Natale (“Ma c'è sempre fretta nei vostri occhi / di essere altrove […] / neanche in queste feste comandate / per una volta vorrei comandarvi io / di stare in pace [...]”) o in questi versi di una poesia senza titolo: “Perché a volte si dimentica la bellezza / come un fatto secondario, una svista / per la stanchezza, fissi al debole lume della TV / ignorando il vero / spettacolo della pineta che non chiede nulla [...]”.

 

Il fascino della natura seduce Amadei, tanto che la natura è l'elemento costante dei suoi paragoni, capace di innestarsi anche laddove la natura sembrerebbe non poter comparire (“Ce ne stiamo accoccolati sotto le coperte / a contare zitti la presenza delle stelle / sul soffitto [...]”). Nella poesia Oltre le ringhiere, che dà titolo all'opera, questo intersecarsi obbligatorio con la natura è particolarmente evidente: Filippo osserva un hotel abbandonato, nella sua personificazione nobile e ferma, ed inesorabilmente spacciata. Ma arriva l'erba e si fa notare, salendo fino ad oltre le ringhiere, perché, come dice l'autore “sono sempre più certo che la verità, anche la più piccola / idea creduta vera debba lottare contro un perimetro”. E' anche l'unica occasione in cui Amadei si concede una dichiarazione di poetica, poiché quell'erba è cresciuta “come cresce in verticale il mio verso”.

 

Questo dialogo silenzioso con la natura si concretizza nell'albero, che ritorna nel corso della raccolta e che l'autore contempla come fosse un esempio da seguire. Troviamo i pioppi nella poesia incipit Fin da piccolo mio padre mi ha insegnato, ritornano gli alberi nella poesia Guarda gli alberi di Margaret Island, ed in Orto di dicembre Filippo si paragona ad un albero “pronto a cercare in alto / ogni angolo di luce”. Nella poesia Perché a volte si dimentica la bellezza arriva ad affermare: “ma se restiamo immobili davanti al verde sogno della pineta, possiamo dire che davvero esistiamo?”.

 

Nonostante il sodalizio con la natura, la poesia di Amadei non è priva di esseri umani, che affollano i suoi versi come gli alberi di una foresta senza voce. E' Filippo, con il suo sguardo, a raccontarceli nel loro silenzio e a dar loro una storia. L'elemento umano si divide in due gruppi: quello affettivo da un lato, in cui rientrano il padre e le donne amate, e il resto dell'umanità, per lo più percepita con tristezza, dall'altro. Le prostitute a Bologna, il barbone, i nuovi giovani, coetanei dai quali l'autore si sente escluso, sono solo alcuni dei personaggi che hanno sollecitato la sua sensibilità poetica. Quando l'uomo diventa folla, poi, la solitudine è evidente: la gente diventa massa che si piega alle convenzioni sciocche del periodo natalizio, o in fila mutano nell'ostacolo che divide dagli impegni.

 

In questa raccolta Filippo Amadei ci dimostra come una poesia semplice e scritta per tutti non sia necessariamente una scelta sfortunata. Scrivere con semplicità è una sfida difficile e sicuramente perfettibile, ma nel suo percorso poetico Filippo ha scelto di opporsi alla solitudine per promuovere l'incontro: si innalza in verticale, oltre le ringhiere.  

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Federica Volpe