20 March 2015

la via del tuo nuovo altrove è percorsa da tutti i bar

Il giovane poeta haitiano Makenzy Orcel, che ci racconta anche la genesi del suo libro

Makenzy Orcel è nato a Haïti nel 1983. All’indomani del terremoto che ha scosso Port-au-Prince con la stessa forza distruttrice della bomba d’Hiroshima, Makenzy Orcel ha scritto Les Immortelles (Zulma, 2012) per dire la follia di vivere nonostante l’orrore e per consegnare la più audace delle testimonianze sul trovarsi al cospetto dell’apocalisse. Questo primo romanzo ha ricevuto il Prix Thyde Monnier de la Société des Gens de Lettres. Nel 2011 e nel 2012 Orcel ha partecipato al Festival Étonnants voyageurs, a Saint-Malo. 

 

Le poesie che presentiamo sono tratte dalla raccolta poetica La nuit des terrasses, uscita di recente per le Éditions La Contre Allée. Makenzy racconta così la genesi di questa raccolta:

 

 

“Ho cominciato tardi a frequentare i bar. Per un motivo molto semplice: dopo aver consumato bisogna pagare... Oggi appena arrivo in una città, la prima cosa che mi viene spontanea è andare a fare il tour dei bar. Da un decennio sono diventati uno dei miei posti preferiti. E dio solo sa quanti ne ho visitati nei miei viaggi – negli Stati Uniti, in Cina, in Francia, a Haïti, in Africa, nelle Antille, ecc. Per me il bar è il luogo d’ogni sorpresa, d’ogni abbondanza, d’ogni vibrazione, che, per quanto brevi siano talvolta, possono durare una vita intera. Ho voluto fare una raccolta per mettere tutto questo in parole. 

Abitare, approcciare in altro modo queste esperienze e questi spazi.

Tutte le poesie della raccolta La notte delle terrazze formano insieme un unico viaggio, un unico tuffo in questi bar reali o immaginari, per riunire non soltanto quelle istantanee, quei disparati ricordi, ma anche invitare l’altro a tirar fuori la testa dal bicchiere.”

Il verbo «bere» si coniuga meglio insieme, no?

 

Makenzy Orcel

 

 

 

Makenzy Orcel, da La nuit des terrasses, Éditions La Contre Allée 2015

 

 

toi dont l’ombre fut 

dans cette cité

où tout manque tellement

 

la rue de ton nouvel ailleurs

est traversée par tous les bars

d’où tu nous figes d’un regard

qui semble nous dire

 

bois

baise

même si le temps est assassin*

 

l’amour tu l’as pris sur ton dos

sans te retourner

sans pouvoir empêcher le monde

de glisser

 

 

*Renaud in Mistral gagnant

 

tu la cui ombra fu 

in questa città 

dove tutto a tal punto manca 

 

la via del tuo nuovo altrove 

è percorsa da tutti i bar

da dove ci geli con uno sguardo

che pare dirci

 

bevi

bacia 

anche se il tempo è assassino*

 

l'amore te lo sei caricato sulla schiena

senza voltarti 

senza poter impedire al mondo 

di scivolare

 

* Renaud in Mistral gagnant

 

 

 

 

ma tête remplie du tournis des phares

leur effarement

les tympans brûlés de leur gardien

leur tête d’insomnie

 

l’horreur des bouches s’inventant des comptoirs

pour dégueuler leurs ruines

les putains de la rue Capois

et la chair chaude de l’aimée

 

depuis que j’ai appris

qu’il faut laisser la nuit

entrer dans sa vie

pour qu’il y ait un phare quelque part

mes mots respirent mieux sous la mer

 

tout au fond de mon verre

 

 

 

la mia testa colma della vertigine dei fari 

il loro sgomento 

i timpani bruciati del loro guardiano 

la loro testa d’insonnia

 

l'orrore delle bocche che s’inventano banchi

per vomitare le loro rovine 

le puttane di rue Capois 

e la carne calda dell’amata

 

da quando ho appreso 

che si deve lasciare la notte 

entrare nella propria vita 

perché ci sia da qualche parte un faro

le mie parole respirano meglio sotto il mare

 

in fondo al mio bicchiere

 

 

 

 

 

quand le corps offre ses territoires à la rue

la mort coule

bueé froide sur la vitre

 

soir dissout

dans la houle des hanches

 

le ciel en fût

 

de la terrasse au bar

d’une soif à l’autre tu sautes

sans te soucier du vide

 

bouteilles

boueés dans les flots intérieurs

 

 

quando il corpo offre alla strada i suoi territori

la morte cola

rugiada fredda sul vetro

 

sera dissolta

nell’ondata delle anche

 

il cielo in fusto

 

dalla terrazza al bar

da una sete all’altra balzi

senza curarti del vuoto

 

bottiglie

rugiada nei fiotti interiori

 

 

j’aurais pu remonter

tout le fleuve de la mémoire

les soirs d’ivresse et tes gestes tumultueux

pour ne manquer

à une seule goutte de ta soif

 

le ciel des matins lascifs

 

perpétuel devenir de nous

ou le rien qui fait rêver

 

 

 

avrei potuto risalire 

tutto il fiume della memoria 

le sere d’ebbrezza e i tuoi gesti tumultuosi 

per non mancare 

a una sola goccia della tua sete

 

il cielo delle mattine lascive

 

perpetuo divenire di noi 

o il niente che fa sognare

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Chiara De Luca