5 December 2017

Inquieta alleanza di Tommaso Meozzi

E' uscita per Transeuropa la raccolta finalista al Premio Rimini 2017. Un libro di grande eleganza formale e una voce lirica intensa ed esatta.

E' uscita per Transeuropa, nella collana diretta da Gabriel Del Sarto, la raccolta di Tommaso Meozzi, finalista Premio Rimini 2017, che proprio in occasione del premio aveva ricevuto la proposta editoriale per la prestigiosa collana. Transeuropa infatti è tra gli editori convenzionati con il Premio Rimini per la poesia giovane. Festeggiamo l'uscita facendovi leggere alcuni testi.

 

Inquieta alleanza nasce da anni di viaggi tra Firenze, Bonn e Parigi; da incontri con persone, lingue e culture diverse; da un senso di spaesamento e incertezza per il futuro che tuttavia può aprire alla solidarietà. Attraverso la parola poetica, la precarietà cessa di essere problema personale e fonte di angoscia per acquistare una dimensione esistenziale: precario è l’essere umano, che proprio per questo può partecipare al divenire di ogni cosa. L’esperienza biografica è rielaborata in una lingua che cerca di rendere una traccia di questo continuo movimento, armonizzando il valore semantico delle parole a quello musicale.

 

 

 

non so se sei tu la mano
che dentro di me disegno, quando perdo
anche gli ultimi appigli.
O forse sei tu che ti posi
nel buio delle mie certezze,
e vi metti un barlume,
una luce di foglia nel fiume.

 

 

*

 

Pensare che avevo sempre tenuto

socchiuso in un palmo di mano

questo fiore strano, dai petali neri.

Ora sboccia, ed è carne,

s'alimenta del tuo fiato mite.

Città senza nome

suona nel vento,

si apre.

 

 

*

 

 

Sto, tra queste povere cose,

sono l'acqua, che goccia dopo goccia

cade sui resti del pasto,

sono un rimescolio assente

di là dalla finestra. Con il corpo

vuoto, ascolto. Cerco l'essenza,

qui, tra queste povere cose.

Per poco, finché brucia

di nuovo il desiderio, qui, nella materia,

dove si cela tutto, e in silenzio

posso ridere di me.

 

 

*

 

 

i vecchi, quando muoiono, sentono più profondo
il vento sulla pelle, o forse sono presi
ognuno nel suo dolore
in uno sgocciolare di ore tutto chiuso nel corpo,
e neanche la chiesa potrebbe svegliarli
col suo scampanio nel cielo di maggio,
né il clacson di una macchina che traversa le strisce.
Vedo due bambini, che giocano, attorno la fontana,
la loro madre che parla
ad un'altra giovane madre. Ogni cosa
è doppia, al di qua e al di là del tempo.
Il vento, ancora, senza clemenza,
che macina questa semenza di grani sbocciati
e già subito arsi. Eppure resta, una speranza,
che tu sia la tela tesa in silenzio,
che tutto, entro te, abbia un senso.
Tu sei il pensiero che si fa carne, chiunque ti tocchi
non aggiunga male ad altro male. Giocano i bimbi
attorno la fontana, una bicicletta, nell'acqua, ch’evapora.

 

 

*

 

 

non ho più una casa,
l'anima ondeggia come un tronco
d'acero, i visi estraggono da me le età.
Tengo stretto il timone, poi lascio,
affinché non mi si spezzino le braccia.
A nessuno serve un ferito in mare,
ritrovo la forza, mentre si delineano
paesaggi, sempre diversi, comunità
in continua evoluzione.

 

 

*

 

Vorrei un velo sul tuo viso stropicciato,

che poi non resti che il simulacro

di tutti i tuoi dolori, come in una sindone

per me sacra

di cui ridere insieme

– cade la neve sul binario

che scende fino all'abisso, si rivela

l'assenza dell'ultima parola –.

Ecco ciò che s'imprime negli occhi del bimbo

e poi si scorda lungo tutta una vita,

ecco dov'era finita

la linea di luce

nella bufera.

 

 

*

 

 

e se non fosse che una perla,

quest'io cresciuto in un involucro fragile,

il risultato d'innumerevoli mareggiate

vissute nell'anonimato più profondo,

 

e se fosse

solo il guscio che s'è chiuso

e ha serbato memoria, quando un flutto appena

più forte, ne ha solleticato la fibra?

 

E ora questa ridicola perla

si affanna, splende nel chiuso di una conchiglia,

si crede universo.

 

E se non fosse che nutrimento,

il mondo, un desiderio di fecondare la specie

fino a una spiaggia infinita?

 

La vita brulica, oscilla tra i due poli

e intanto la mia lingua si scioglie,

 

la scandisco, col respiro avvinto al mare.

 

Forse non ho mai scelto,

preso tra la mia perla e il mare..

 

Nel mezzo del viaggio visi,

che hanno risvegliato meravigliose

crisi nel sangue...

 

onde di cui mai ho saputo il nome.

 

Ma quante volte la conchiglia di un orecchio

scolpito nella carne

ricapitolava i secoli, la giornata s'accendeva

in quel fossile vivente...

 

quante volte la mente ha intuito

un compagno di viaggio...

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