29 March 2017

Il quarto finalista è Tommaso Meozzi

Lo ha scelto Rosita Copioli per la finale di Sabato 8 Aprile

Inquieta alleanza nasce da anni di viaggi tra Firenze, Bonn e Parigi; da tanti incontri con persone, lingue e culture diverse; da un senso di spaesamento e incertezza per il futuro che tuttavia può aprire alla solidarietà. Attraverso la parola poetica, la precarietà cessa di essere problema personale e fonte di angoscia per acquistare una dimensione esistenziale: precario è l'essere umano, che proprio per questo può partecipare al divenire di ogni cosa.

L'esperienza biografica è rielaborata in una lingua che cerca di rendere una traccia di questo continuo movimento, armonizzando il valore semantico delle parole a quello musicale.

In questa prospettiva l'inquietudine non può che essere alleanza, interesse che si consolida per una vita in continua trasformazione.

Tommaso Meozzi

 

 

TOMMASO MEOZZI

da Inquieta alleanza

 

 

 

non ho pace quando riposo

animali a frotte, ognuno

col suo verso particolare

portano me su strade imbattute.

Al mattino sanguino, cerco

di riassorbirmi nelle azioni consuete.

Tra questo non disporre di me,

e l'essere uno, nella radura

in cui tu abbracci ogni creatura,

esisto. Sia data quindi voce al canto,

perché il sonno non sia invano,

e neppure la veglia.

 

 

*

 

non so se sei tu la mano
che dentro di me disegno, quando perdo
anche gli ultimi appigli.
O forse sei tu che ti posi
nel buio delle mie certezze,
e vi metti un barlume,
una luce di foglia nel fiume.

 

 

*

 

 

non ho più una casa,
l'anima ondeggia come un tronco
d'acero, i visi estraggono da me le età.
Tengo stretto il timone, poi lascio,
affinché non mi si spezzino le braccia.
A nessuno serve un ferito in mare,
ritrovo la forza, mentre si delineano
paesaggi, sempre diversi, comunità
in continua evoluzione.

 

 

*

 

 

I tiranni cadranno, si scioglierà il loro scranno

fatto di fibre di carbonio -

obelischi, kalashnikov, angeli di pietra,-

tutto sarà sommerso dalla rete

(minuscoli pesci

ancora si dibattono al sole.

Non sanno che il fiume li porterà nel mare,

credono di essere schegge di carne

tagliate via da un muscolo lontano).

 

Amo l'ultima vertebra,

quella che innesta la coscienza nella carne,

che la fa stupore, a cesellare le infinitesime

ore di un palpito distante,

amo questa grande comunione

in cui siamo immersi

(i versi sono anch'essi un flusso, come

lacrime, sperma, sangue).

 

L'alba non avrà commercio di parola,

sarà un trionfo di corpi immaginari

che sfruttano i rari atomi d'aria,

gli interstizi del potere.

 

 

Tommaso Meozzi (1984) lavora come lettore d'italiano all'Università di Bonn. Nel 2016 ha ottenuto il titolo di Dottore di Ricerca con una tesi sulle anti-utopie nel Novecento e negli anni Duemila. Nel 2010 gli è stato assegnato il premio di poesia Lerici Pea-sezione giovani. Del 2010 è anche la sua prima raccolta di poesie, La superficie del giorno (Le Cáriti Editore), vincitrice, nel 2013, del premio Contini Bonacossi-sezione opera prima. È stato inserito nel Censimento dei poeti organizzato da Pordenonelegge. Collabora con le riviste di critica letteraria «Rivista di Letterature Moderne e Comparate», «La Rassegna della letteratura italiana», «O.b.l.i.o.», «LEA». Alcune sue poesie sono state pubblicate sulla rivista «Bloc Notes». Nel 2016 è tra i semifinalisti del Premio Rimini di poesia ed è invitato a leggere i suoi testi nell'ambito del festival Parco Poesia. 

 

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