7 May 2017

I ragazzi che hanno l'arte del fare poesia

Si conclude con la premiazione di un concorso il laboratorio di poesia di Piazza dei Mestieri

Giovedì 11 Maggio a Piazza dei Mestieri a Torino si teine la premiazione dell'annuale Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa"Piazza dei Mestieri - Marco Andreoni".

dedicato agli studenti di Istituti Tecnici e IPSIA. La Piazza è un'eccellenza, molto più di una scuola professionale o un centro di formazione, è un'esperienza unica in italia, un luogo in cui molti destini e molte storie si incrociano. C'è qualcosa di speciale e indefinibile qui, si sente nell'aria la mattina tra i passi che entrano al bar, è come uno strano sollievo. Forse la cosa a cui più assomiglia la Piazza, è la scuola di Saranno Famosi. I ragazzi che entrano assonnati la mattina o che girano per i corridoi con in mano ferri arricciacapelli o coppette di gelato sperimentali, non hanno mai visto quel telefilm degli anni 80, ma chi li guarda all'opera intravede quello stesso miracolo, un luogo in cui gli occhi ricominciano a brillare.  Qui abbiamo fatto un laboratorio di poesia con due classi per l'intero anno scolastico. Sembrerebbe una scelta imprevedibile, e invece non c’è un luogo più bello di Piazza dei Mestieri per fare poesia, non c’è un luogo più legato alla radice del suo nome, quel verbo greco che significa 'fare’: i poeti si sporcano le mani col linguaggio. Scrivere richiede prima di tutto la capacità di essere autentici, di prendere la vita sul serio con amore, ed è quello che i ragazzi fanno qui. Come toccano la materia delle cose, e con attenzione le fanno belle o buone, così i ragazzi del primo anno di cucina e acconciatura hanno imparato a toccare le parole, a spostarle e farle risuonare, soprattutto a sceglierle. 

Scrivere sembrava impossibile, ma poi sono arrivati piccoli fogli, bigliettini passati in fretta all’inizio dell’ora. Quei versi anonimi trascritti alla lavagna prendevano forma, alla fine svelavano l’autore. Leggere a voce alta era fuori discussione, così abbiamo mischiato le carte, ad ognuno il testo di un altro, e alla fine davanti a un microfono qualcuno ha voluto leggere il suo.

La metafora è il cuore del metodo, il gesto innato della poesia: ognuno ha scritto che cos’è il suo cuore, abbiamo composto un coro di immagini, che batte all’unisono in tanti modi. Quello che che chiediamo ai nostri versi, lo abbiamo trovato in una poesia di Fernando Bandini: ''Capaci di catturare, capaci di ferire,/ capaci di serbare un segno segreto,/ fossero i miei versi di bella fattura/ ma nutriti di umana realtà.''.

 

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Isabella Leardini