25 March 2016

E' uscito "Il giorno tutto" di Martina Abbondanza

A poche settimane dalla premiazione arriva il libro della vincitrice della scorsa edizione del Premio Rimini, sarà donato a tutta la giuria popolare di quest'anno

A poche settimane dalla premiazione, mentre iniziamo a scoprire i nomi dei finalisti del PREMIO RIMINI 2016 (presto li sveleremo), arriva fresco di stampa da Ladolfi Editore l'esordio di Martina Abbondaza, la vincitrice della scorsa edizione che con 263 voti aveva conquistato la netta maggioranza della giuria popolare studentesca del premio. "Il giorno tutto" il 15 aprile sarà presentato ufficialmente insieme ai libri degli altri finalisti del premio, ed il 16 Aprile incontrerà i suoi primi cinquecento lettori. Grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ci sarà una copia per ogni componente della giuria popolare, come è accadutto l'anno scorso con "Oltre le ringhiere" di Filippo Amadei. 500 liceali porteranno a casa il libro che altri 500 liceali avevano scelto di pubblicare, potrebbe essere il loro primo passo verso un futuro da lettori di poesia. E' quindi una grande responsabilità quella affidata al libro del vincitore, ma siamo certi che l'opera prima di Martina Abbondanza vincerà di nuovo la sua sfida.

Pubblichiamo alcuni testi con la prefazione del prof. Alberto Bertoni

 

L’incontrovertibile e più originale qualità di Martina Abbondanza consiste nel rendere prima di tutto credibile e transitivo all’esperienza del lettore anche il dettaglio più minimo dei suoi ambienti e dei suoi paesaggi.

La sua è una scrittura poetica esatta eppure affabile, icastica ma delicata, capace di verità anche durissime ma aperta sempre a una plausibile e anzi necessaria risposta dell’Altro. Priva di alonature liricizzanti e di qualunque residuo mistico, quella di Martina Abbondanza sa essere però scrittura religiosa nel profondo, coi suoi aneliti che – dalla testimonianza e dalla constatazione che il negativo è parte imprescindibile dell’esperienza umana – non cessano mai di re-ligare (secondo etimologia) l’astratto e il concreto, il quotidiano e il metafisico, gli interstizi e i deserti.

La percezione, secondo Martina, è chiamata sempre a diventare conoscenza: e le sue metriche esatte, le geometrie istintive dei suoi risvegli e dei suoi sogni, insieme con i suoi vivissimi, accesi sentimenti dei luoghi e dei tempi, sono gli strumenti migliori che una poeta giovane – oggi – può mettere al servi- zio di una cartografia dell’anima precisa ma carica anche di pathos.

Alberto Bertoni

 

 

Non ti sei mai conosciuto 

se per un attimo
non sei morto.

 

Gli animali sanno scegliersi.

 

Gli uomini si cercano di notte 

ai caselli delle autostrade, 

non hanno l’istinto naturale 

della sopravvivenza.

 

Apri tutti gli infissi. 

Inginocchiati
dove l’erba è bagnata.

 

Non hai mai amato 

se per un attimo 

non sei morto.

 

 

 

*

 

 

Siamo l’incendio
del troppo umano delle sere. 

Mi dici – beviamo - 

fingiamo di passare
ancora più notti
di quelle che abbiamo.
Tu puoi avere il nome
di ogni cosa bella:
fuoco d’autunno
orologi fermi
fotosintesi delle foglie 

primo sguardo al soffitto.
È troppo presto per partire, 

sediamoci con una badante 

che deve fare la notte.

 

*

 

 

Dovevo avere vent’anni
per essere l’animale
che va a nascondersi nel tuo petto 

come i cani che vanno a morire
in stanze appartate.

Tu dovevi. Avresti dovuto. 

Dovevi.

 

*

 

Finestre

 

La sera non è più la tua canzone 

è questa roccia d’ombra traforata 

dai lumi e dalle voci senza fine, 

la quiete d’una cosa già pensata.

M.Luzi

 

Si deve stare affacciati
a certe finestre,
alle trombe delle scale.
Vale la pena non dormire
nelle notti tiepide.
Occorre spiare improbabili silenzi 

sui cortili interni.

Proporre a voce alta 

le prossime vite. 

Dire un nome,
come per mantenere 

una promessa.

 

*

 

Tra tutte le orchidee
la più brutta fiorisce col buio.

C’è una notte piena di tazze da lavare
nello spazio tra la maledizione e la salvezza.

Non dormire giorno,
non perderti gli occhi dei passanti.

Ritorna qui, 

mentre l’orchidea 

inizia ad aprirsi.

 

Martina Abbondanza, da "Il giorno tutto" (Ladolfi, 2016)

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