2 July 2015

E la fragilità era solo una parte della tua bellezza

Søren Ulrik Thomsen, figura chiave della poesia danese di oggi, in uscita per Edizioni Kolibris con "Specchio scosso"

Søren Ulrik Thomsen nasce a Kalundborg, in Danimarca, nel 1956. Inizia a scrivere abbastanza presto, e quasi subito si dedica completamente alla poesia. Ciononostante è autore di un numero molto limitato di opere – dal suo esordio nel 1981 ha pubblicato solo sette raccolte di liriche e due volumi di poetica oltre, negli ultimi anni, ad alcune raccolte di saggi –, alle quali tuttavia si riconosce una qualità molto alta, sufficiente a identificarlo come una figura chiave nella lirica danese degli ultimi decenni. Al punto che il regista Jørgen Leth gli ha dedicato nel 1999 un bel film documentario, Jeg er levende: Søren Ulrik Thomsen, digter (Sono vivo: Søren Ulrik Thomsen, poeta), con le musiche di Krzysztof Komeda.

Thomsen appartiene alla generazione che per prima ha reagito al “socialrealismo” e al modernismo degli anni Settanta, la generazione che si pone come momento di passaggio fra i grandi autori come Henrik Nordbrandt e Inger Christensen, figure autonome che esordirono negli anni Sessanta, e i giovani poeti degli anni Novanta come Morten Søndergaard e Niels Lyngsø, che rappresentano l’anello di congiunzione fra tradizione e nuovo millennio.

La ricerca della massima tensione tra materia e forma, la stringatezza lirica affiancata all’intensità delle immagini e al ritmo (aspetto che fa di lui senza dubbio un artista della parola scritta, ma anche uno splendido lettore di poesia), che rappresentano il nucleo della sua scrittura, possono spiegare la relativa scarsità della produzione. Ciò non gli impedisce tuttavia di portare avanti con estrema coerenza una continua ricerca in territori sempre nuovi, sperimentando la lingua come materiale per affrontare realtà costantemente diverse con strumenti sempre diversi, pur conservando come caratteristica la musicalità dell’espressione poetica, il ritmo delle immagini concrete.

Dopo City Slang, del 1981, la cui ambientazione era il mondo anonimo, triste, depresso e buio della metropoli, e il tema centrale il rapporto fra il corpo e la città, e dopo Ukendt under den samme måne [Sconosciuto sotto la stessa luna], in cui è visibile il tentativo di annullare questa spaccatura fra l’io e il mondo, Thomsen sente il bisogno di raccogliere le proprie riflessioni sulla creazione poetica, di sintetizzare le esperienze che le due intense raccolte avevano generato. Il risultato è il volume Mit lys brænder. Omrids af en ny poetik [La mia candela arde. Contorni di una nuova poetica], pubblicato già nel 1985, da cui emerge come l’incessante lavoro sulla forma della sua poesia sia affiancato da una profonda osservazione sugli strumenti che la rendono possibile.

 

Dalla postfazione di Bruno Berni

 

 
Søren Ulrik Thomsen, da Specchio scosso, in uscita per Edizioni Kolibris. Traduzione di Bruno Berni

 

 

 

Hvert år på den dato 

der tilfældigvis blev din fødselsdag 

tager vi toget til Århus 

for at besøge din grav 

som nu engang er det sted her i verden 

hvor du ikke er. 

På turen op gennem byen køber vi blomster 

og taler som på enhver anden dag 

indtil vi står foran stenen. 

Og på vej tilbage regner det altid. 

Eftersom intet af dette giver mening 

og alligevel finder sted 

må det være af største betydning. 

 

 

 

 

Ogni anno in quella data

che per caso divenne il tuo compleanno

prendiamo il treno per Århus

per far visita alla tua tomba

che di tutto il mondo è proprio il posto

dove non sei.

Risalendo attraverso la città compriamo fiori

e parliamo come in qualsiasi altro giorno

finché non siamo davanti alla lapide.

E al ritorno piove sempre.

Poiché nulla di questo ha un senso

eppure accade

dev’essere della massima importanza.

 

 

 

 

 

Selvom du stadig er smuk 

er det alligevel på en anden måde 

end dengang vi dansede i regnen 

og det skrøbelige kun var en del 

af din skønhed 

der sad som en syl i mit øje. 

Men i dag hvor vi to 

er mødtes tilfældigt 

i Sølvgadekrydsets styrtende lys 

og du står i din dejlige kjole 

er skønheden omvendt 

kun en del af din skrøbelighed 

der ridser mit blik som et glasskår.

 

 

 

 

 

Anche se sei ancora bella

è comunque in un modo diverso

da quando danzavamo nella pioggia

e la fragilità era solo una parte

della tua bellezza

che mi si infilava negli occhi come una punta.

Ma oggi che noi due

ci siamo incontrati per caso

sotto la forte luce all’incrocio della Sølvgade

e tu indossi il tuo splendido abito

la bellezza è al contrario

solo una parte della tua fragilità

che mi graffia lo sguardo come una scheggia di vetro.

 

 

 

 

Ingen bliver halvtreds 

uden at være vågnet i et nattog 

som uvist af hvilken grund holder stille 

mens tankerne kredser om en person 

der kort passerede ens liv 

og forsvandt. 

Sidder du under en stråhat et sted 

og læser i ly af et æbletræ? 

Eller ligger du fuld i en krøllet seng 

mens en rotte pusler bag panelet? 

Her river toget sig løs og standser digtet 

før digteren falder for fristelsen 

til at udsmykke det

med sentimentalitet og kynisme. 

 

 

 

 

Nessuno arriva ai cinquanta

senza essersi svegliato in un treno notturno

che chissà per quale motivo sta fermo

mentre i pensieri girano intorno a una persona

che brevemente ci ha attraversato la vita

ed è scomparsa.

Stai seduto col cappello di paglia in un posto

a leggere al riparo di un melo?

Oppure giaci ubriaco in un letto sgualcito

mentre un ratto si muove dietro la parete?

Qui il treno riparte e ferma la poesia

prima che il poeta cada nella tentazione

di abbellirla

con sentimentalismi e cinismo.

 

 

 

 

 

Her skulle egentlig have stået et digt 

som jeg nu har kasseret 

selvom det indeholdt 

en rammende bemærkning om mine fjender 

plus et par rigtig flotte linjer 

som er typiske for min poesi 

men hvad skal det til for 

nu hvor syrenerne blomstrer 

og jeg underligt nok er ældre 

end min morfar nåede at blive 

så iført hans koksgrå jakkesæt 

går jeg en tur i den moderne verden 

hvis uforståelighed er banal 

sammenlignet med at krydse grænsen 

fra det selvfølgelige ved at være til 

til det mærkelige i ikke at være død.

 

 

 

 

Qui invero avrebbe dovuto starci una poesia

che adesso ho cancellato

anche se conteneva

un’osservazione azzeccata sui miei nemici

più un paio di versi proprio belli

che sono tipici della mia poesia

ma a che serve poi

ora che i lillà fioriscono

e io stranamente son più vecchio

di quanto è riuscito a diventare mio nonno

così indossando il suo completo grigio 

faccio una passeggiata nel mondo moderno

la cui incomprensibilità è banale

paragonata all’attraversare il confine

tra l’ovvietà di esistere

e la stranezza di non essere morto.

 

 

 

 

 

Som ung forekom barndommen mig 

lige så fjern og uvirkelig som døden 

vi diskuterede som et matematisk bevis 

mens vi hørte Ziggy Stardust 

og fik orgasme i søvne. 

Men nu hvor begge er nærmere end nogensinde 

er hver eneste dag til gengæld ufattelig: 

Se blot syrenernes blomstring 

i farver af en anden verden 

din graciøse skikkelses levende lys 

i den mørke korridor 

og vitrineskabet der mens vi var væk 

har revet sig løs fra væggen 

så alle de slebne krystalglas 

ligger splintret på gulvet. 

 

 

 

 

 

Da giovane l’infanzia mi sembrava

lontana e irreale come la morte

discutevamo come una prova matematica

mentre sentivamo Ziggy Stardust

e avevamo orgasmi nel sonno.

Ma ora che entrambi siamo più vicini che mai

ogni singolo giorno in compenso è incomprensibile:

Guarda solo la fioritura dei lillà

con colori di un altro mondo

la viva luce della tua graziosa figura

nel corridoio buio

e la vetrina che mentre eravamo via

si è staccata dalla parete

e tutti i bicchieri di cristallo molato

sono in frantumi sul pavimento.

 

 

Mit liv blev et halvt århundrede kortere 

da du døde og efterlod mig 

foran supermarkedet ved frakørsel 17. 

Hvem skal nu fortælle mig 

om isvintrene og blækregningen 

skarlagensfeberen 

og pensionatet på Silkeborg Plads? 

Den gådefulde tid 

jeg lige netop ikke har kendt 

som andet end dufte og svimmelhed 

i klædeskabe og dansemusik 

men hvis lys som gennem en tonet rude 

faldt på mig fra dit blik 

og nu for anden gang er forsvundet 

så jeg resten af livet 

aldrig mere skal være et barn.

 

 

 

 

La mia vita si è accorciata di mezzo secolo

quando sei morta e mi hai abbandonato

davanti al supermercato vicino all’uscita 17.

Chi mi racconterà ora

degli inverni gelati e dei calcoli a penna

della scarlattina

e della pensione di Silkeborg Plads?

Il misterioso periodo

che per l’appunto non ho conosciuto

se non come odori e vertigine

negli armadi e musica da ballo

ma la cui luce come da un vetro affumicato

scendeva su di me dal tuo sguardo

e ora per la seconda volta è scomparsa

così per il resto della vita

non sarò mai più un bambino.

 
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Chiara De Luca