5 December 2016

Chi ha incastrato Guido Gozzano

Oggi al Centro Culturale di Milano Vivian Lamarque e Antonia Arslan parlano di Gozzano con Francesco Napoli e l'attrice Laura Piazza

Per la nuova stagione di incontri “Poesia al Largo…” – Incontri e reading a cura di 

Francesco Napoli e Alessandro Rivali, Lunedì 5 dicembre alle ore 18,15 al Centro Culturale di Milano - Auditorium (Largo Corsia dei Servi, 4, MM1 San Babila – MM3 Duomo)

Chi ha incastrato Guido Gozzano? incontro con due grandi signore della letteratura:  la scrittrice Antonia Arslan e la poetessa Vivian Lamarque, e con l'attrice Laura Piazza. Introduce e coordina Francesco Napoli.

Gozzano “entrò nel pubblico” come poi non avvenne più ad alcun poeta. Perciò egli sembra del tutto antecedente alla tanto lamentata e ipotetica frattura che dividerebbe oggi il pubblico dagli scrittori più vivi. (Eugenio Montale)

Perché Guido Gozzano non sembri più lontano e “antecedente” a questi tempi e invece torni a essere al centro dell’attenzione e della lettura, una serata nel corso della quale si cercherà di liberarlo dalla polverosa morsa del crepuscolarismo e dell’Ottocento e di verificare chi lo ha incastrato relegandolo nel trapassato remoto della nostra poesia.

Guido Gozzano, il poeta di Nonna Speranza e dell’amica Carlotta e di tante altre memorabili figure femminili, rinascerà nelle parole e nella lettura di tre donne – Antonia Arslan, Vivian Lamarque e Laura Piazza - protagoniste della scena culturale italiana, che proveranno a farci rivivere la sua piena attualità e la sua vivida forza espressiva. E l’occasione arriva nel centenario della morte e della pubblicazione, per gli Oscar Classici Mondadori, di una nuova edizione di Tutte le poesie (a cura di Andrea Rocca) con un aggiornato apparato di commento.

 

INVERNALE

di Guido Gozzano

 

 

 

"...cri...i...i...i...icch"...

l’incrinatura

il ghiaccio rabescò, stridula e viva.

"A riva!" Ognuno guadagnò la riva

disertando la crosta malsicura.

"A riva! A riva!..." un soffio di paura

disperse la brigata fuggitiva

"Resta!" Ella chiuse il mio braccio conserto,

le sue dita intrecciò, vivi legami,

alle mie dita. "Resta, se tu m’ami!"

E sullo specchio subdolo e deserto

soli restammo, in largo volo aperto,

ebbri d’immensità, sordi ai richiami.

Fatto lieve così come uno spetro,

senza passato più, senza ricordo,

m’abbandonai con lei nel folle accordo,

di larghe rote disegnando il vetro.

Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più tetro...

dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più sordo...

Rabbrividii così, come chi ascolti

lo stridulo sogghigno della Morte,

e mi chinai, con le pupille assorte,

e trasparire vidi i nostri volti

già risupini lividi sepolti...

Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più forte...

Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,

rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!

O voce imperiosa dell’istinto!

O voluttà di vivere infinita!

Le dita liberai da quelle dita,

e guadagnai la riva, ansante, vinto...

Ella sola restò, sorda al suo nome,

rotando a lungo nel suo regno solo.

Le piacque, al fine, ritoccare il suolo;

e ridendo approdò, sfatta le chiome,

e bella ardita palpitante come

la procellaria che raccoglie il volo.

Noncurante l’affanno e le riprese

dello stuolo gaietto femminile,

mi cercò, mi raggiunse tra le file

degli amici con ridere cortese:

"Signor mio caro, grazie!" E mi protese

la mano breve, sibilando: – Vile!

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