21 May 2015

Adélia Prado, la Szymborska brasiliana

Un'anteprima dal libro della grande poetessa sudamericana in uscita in Italia per Kolibris

Adélia Prado nacque e trascorse tutta la vita nella piccola provincia industriale di Divinópolis, nello stato del Minas Gerais. Fu l’unica, nella sua famiglia a studiare, a vedere l’oceano, a frequentare l’università e a sognare di scrivere un libro. Frequentò l’Università di Divinópolis, laureandosi in Filosofia e in Educazione religiosa e insegnò nelle scuole fino al 1979. Dal 1983 al 1988 ha lavorato come rappresentante culturale per la città di Divinópolis. Fin da ragazza è stata una sognatrice e autrice di scritture private e fu soltanto alla soglia dei quarant’anni che cominciò a sospettare che ciò che stava scrivendo potesse essere degno di definirsi “letteratura”. Così inviò un piccolo saggio del suo lavoro al poeta e critico Romano de Sant’Anna. Sant’Anna, a sua volta, passò le poesie della Prado al grande scrittore modernista brasiliano Drummond de Andrade, che le definì “fenomenali”, e le consegnò a mano al proprio editore. Drummond de Andrade in seguito annunciò su un giornale che St. Francis stava dettando versi a una casalinga del Minas Gerais. E la carriera letteraria di Adélia iniziò. Poco tempo dopo fu pubblicata Bagagem, la sua raccolta poetica d’esordio, cui seguirono altri sette volumi di poesia, e sette di prosa. Nonostante il successo inaspettato, improvviso e crescente, Adélia Prado preferì restare fuori dalle scene, recandosi soltanto di rado a Rio o São Paulo per partecipare a eventi letterari. Nonostante questo suo status di outsider, Adélia Prado è considerata uno dei più importanti poeti brasiliani. La sua opera è stata fatta oggetto di dozzine di tesi e dissertazioni, di un documentario e innumerevoli articoli, monografie e interviste su giornali, supplementi letterari e popolari riviste, ed è stata tradotta in spagnolo, italiano e inglese. Un documentario e un adattamento teatrale dell’opera della Prado hanno notevolmente accresciuto il numero dei suoi lettori, guadagnandole grande popolarità. Il monologo one-woman-show Dona Doida: Un Interlúdio fu interpretato da Fernanda Montenegro, la gran dama del teatro brasiliano, a Rio de Janeiro, e portato poi in tour in tutto il Brasile. Nel 1998, quando il «Jornal de Poesia» della National Library incaricò diversi intellettuali di compilare una “Lista dei Venti” migliori poeti viventi, Adélia Prado si trovò al quarto posto. Insieme a João Cabral de Melo Neto e Jorge Amado, fu anche una dei primi scrittori rappresentati dai “Cadernos de Literature Brasileira*”, lanciati nel 1998 dall’Istituto Moreira Salles

* Grandi quanto un tavolino da caffè, i “Cadernos de Literature Brasileira” sono retrospettive dedicate all’opera di singoli scrittori, corredate di fotografie, riproduzioni anastatiche, saggi critici e altri materialiautografi.

 

 

 

da A duração do dia, Grupo Editorial Record 2010, in preparazione per Kolibris

 

 

A ESCRIVÃ NA COZINHA

 

Só Deus pode dar nome à obra completa

— de nossa vida, explico — mas sugiro

Ao meio-dia um rosal,

implica sol, calor, desejo de esponsais,

a mãe aflita com a festa,

pai orgulhoso de entregar sua filha

a moço tão escovado.

Nome é tão importante

quanto o jeito correto de se apresentar a entrevistas.

Melhor de barba feita e olho vivo,

ainda que por dentro

tenha a alma barbada e olhos de sono.

Sonhei com um forno desperdiçando calor,

eu querendo aproveitá-lo pra torrar amendoim

e um pau roliço em brasa.

Explodiria se me obrigassem a caminhar por ele.

Ninguém me tortura, pois desmaio antes.

A beleza transfixa,

as palavras cansam porque não alcançam,

e preciso de muitas pra dizer uma só.

Tão grande meu orgulho, parece mais

o de um ser divino em formação.

Neurônios não explicam nada.

Psicólogos só acertam se me ordenam:

Avia-te para sofrer — conselho pra distraídos —,

cristãos já sabem ao nascer

que este vale é de lágrimas.

 

 

L’IMPIEGATA IN CUCINA

 

Solo Dio può dar nome all’opera completa

– della nostra vita – spiego – ma suggerisco

un rosaio a mezzogiorno, 

significa sole, calore, desiderio di nozze,

la madre afflitta dalla festa,

il padre orgoglioso di consegnare la figlia

a un ragazzo tanto pettinato.

Il nome è importante

quanto il modo giusto di presentarsi alle interviste.

Meglio di barba fatta e occhio vivace,

sebbene dentro

abbia un’anima barbuta e occhi di sonno.

Ho sognato un forno che disperdeva calore

io che volevo approfittarne per tostare arachidi

e un grosso bastone rovente.

Esploderebbe se mi costringessero a camminarci sopra.

Nessuno mi tortura, perché svengo prima.

La bellezza trafigge

le parole stancano perché non bastano,

e me ne servono molte per dirne una sola.

È tanto grande il mio orgoglio da sembrare più

quello di un essere divino in formazione.

I neuroni non spiegano nulla.

Gli psicologi ci prendono solo se mi ordinano:

preparati a soffrire – consiglio per i distratti –,

i cristiani sanno già alla nascita

che questa valle è di lacrime.

 

 

 

 

 

DA MESMA FONTE

 

De onde vens, graça que me perdoa

desta tristeza,

desta nódoa na roupa,

da seiva má no sangue,

da pele rachada em bolhas.

De onde vens, certeza

de que um pouco mais de açúcar

não fará mal a ninguém.

O orgulho fede como um bom cadáver,

minha cerviz é dura,

mais duro é vosso amor, deus escondido

donde jorram tormentas,

minha nuca dobrada a este repouso

e esta alegria.

 

 

 

DALLA STESSA FONTE

 

Da dove vieni, grazia che mi perdona
questa tristezza,
questa macchia sugli abiti,
la mala linfa nel sangue,

la pelle spaccata da vesciche.
Da dove vieni, certezza
che un po’ di zucchero in più
non farà male a nessuno.
L’orgoglio puzza come un buon cadavere,
il mio collo è rigido,
più duro è il vostro amore, Dio nascosto
dove sgorgano tempeste,
la mia nuca piegata a questa casa
e questa gioia.

 

 

ALVARÁ DE DEMOLIÇÃO

 

O que precisa nascer

tem sua raiz em chão de casa velha.

À sua necessidade o piso cede,

estalam rachaduras nas paredes,

os caixões de janela se desprendem.

O que precisa nascer

aparece no sonho buscando frinchas no teto,

réstias de luz e ar.

Sei muito bem do que este sonho fala

e a quem pode me dar

peço coragem.

 

 

PERMESSO DI DEMOLIZIONE

 


Ciò che ha bisogno di nascere

ha radice nel suolo della vecchia casa.

Alla sua urgenza il pavimento cede
scoppiano crepe nelle pareti,
le bare di finestra si staccano.
Ciò che ha bisogno di nascere
appare in sogno alla ricerca di crepe nel soffitto,
stringhe di luce e aria.
So molto bene di cosa parla questo sogno
e a chi può darmelo

chiedo coraggio.

 

 

 

 

MULHERES

 

Ainda me restam coisas

mais potentes que hormônios.

Tenho um teclado e cito com elegância

Os Maias, A Civilização Asteca.

Falo alto, às vezes, para testar a potência,

afastar as línguas de trapo me avisando da velhice:

‘Como estás bem!’

Aos trinta anos tinha vergonha de parecer jovenzinha,

idade hoje em que as mulheres ainda maravilhosas se

[processam

ácidas e perfeitas como a legumes no vinagre.

De qualquer modo, se o mundo acabar

a culpa é nossa.

 

 

 

DONNE

 

Ancora mi restano cose
più potenti degli ormoni
Ho una tastiera e cito con eleganza
I Maia, La Civiltà Azteca.
Parlo a voce alta, talvolta, per testare la potenza,

allontanare i maldicenti che mi avvisano della vecchiaia:
“Come stai bene!”
Mi vergognavo di sembrare ragazzina a trent’anni,

età in cui oggi anche le donne meravigliose si processano
acide e perfette come verdure sottaceto.
In ogni caso, se il mondo finisce
è colpa nostra.

 

 

SEM SAÍDA

 

Escreve-se para dizer

sou mais que meu pobre corpo.

Os óculos do escritor o atestam,

lentes que para dentro olham,

sua foto contra a estante,

sempre flagrada a meio desalinho.

Que imensa pedreira aquele monte de livros,

indiferença treinada para esconder sofrimento.

Falsamente humilde, não escreveria mais,

mortal pecado,

pretensão de poder reservada ao divino.

Só lhe resta posar

sem corrigir os ângulos derruídos

à animadora legenda:

O escritor no seu gabinete.

 

 

SENZA VIA D’USCITA

 

Si scrive per dire

sono più del mio povero corpo,

Gli occhiali dello scrittore lo attestano,
lenti che guardano dentro,
la sua foto appesa alla libreria,
sempre scattata in mezzo al caos.
Che immensa pietraia quel mucchio di libri,
l’indifferenza addestrata a nascondere il tormento.
Falsamente umile, non scriverebbe più,
peccato mortale,
pretesa di potere riservata al divino.
Non gli resta che posare
senza correggere gli angoli distrutti
alla rassicurante leggenda:
lo scrittore nel suo ufficio.

 

 

 

 

 

 

DEVE SER AMOR

 

É preciso fé para cortar as unhas,

cuidar dos dentes como bens de empréstimo.

O cobrador invisível bate à porta.

Não durmo, ele também não.

Deve ser amor o que nos deixa unidos

neste avesso de mística.

Por orgulho de pobre

dou por bastante a pouca claridade

e prefiro a vigília

antes que ter repouso.

 

 

 

DEVE ESSERE AMORE

 

Ci vuole fede per tagliare le unghie,

curare i denti come beni in prestito.

L’esattore invisibile bussa alla porta.

Non dormo, lui neppure.

Deve essere amore, quello che ci lascia uniti

in questa mistica rovesciata.

Per l’orgoglio del povero

mi accontento della poca chiarezza

e preferisco la veglia

prima di avere riposo.

 

 

 

 

A POSTULANTE

 

Deus tem todo o poder,

até o de, por um dia inteiro, me escutar chorando

sem me infligir castigo.

Tenho natureza triste,

comi sal de lágrimas no leite de minha mãe.

O vazio me chama, os ermos,

tudo que tenha olhos órfãos.

Antes do baile já vejo os bailarinos

chegando em casa com os sapatos na mão.

O jantar é bom, mas eructar é triste,

quase impoetizável.

Deveras, não hás de banir-me

do ofício do Teu louvor,

se até uns passarinhos cantam triste.

 

 

LA POSTULANTE

 

Dio ha tutto il potere,

perfino quello di ascoltarmi piangere, per un giorno intero

senza infliggermi alcun castigo.

Ho una natura triste,

mangiai sale di lacrime nel latte di mia madre.

Il vuoto mi chiama, gli eremi,

tutto ciò che ha occhi orfani.

Prima del ballo già vedo i ballerini

tornare a casa con le scarpe in mano.

La cena è buona, ma espellere è triste,

quasi impoetizzabile.

Davvero, non devi bandirmi

dall’ufficio della Tua lode,

se perfino alcuni uccelli cantano tristemente.

 

 

 

 

LÍNGUAS

 

Meu coração

é a pele esticada de um tambor.

Como tentação a dor percute nele,

travestida de dor, pra que eu desista,

duvide de que tenho um pai.

Vem tudo em forma de carne,

grandes mantas de carne palpitante,

recobrindo ossos, frustrações, desejos

sobre os quais tenho culpa e devo purgar-me

até que eu mesma seja apenas ossos.

Um sujo me salvará,

quando pegar minha cuia

e comer à vista dele

sem sentir ânsia de vômito.

As sombras dos satélites

conspurcaram as estrelas.

Que faço para escrever de novo

‘louvado sejas pelo capim verde’

ou até mesmo o gemido

‘meu coração nem em sonhos repousa’.

Vou perguntar até que interpolado

e ininteligível tudo se ordene

como oração em línguas

e em forma de um cansaço me abençoes.

 

 

LINGUE

 

Il mio cuore

è la pelle tesa di un tamburo.

Il dolore vi batte come tentazione,

travestita da dolore, affinché mi arrenda,

dubiti di avere un padre.

Tutto viene sotto forma di carne

grandi coltri di carne palpitante,

a rivestire ossa, sensazioni, desideri

di cui ho colpa e devo purificarmi

finché io stessa sarò soltanto ossa.

Un sudicio mi salverà,

quando ritirerò la ciotola

e mangerò davanti a lui

senza avere la nausea.

Le ombre dei satelliti 

contaminarono le stelle.

Che fare per scrivere di nuovo

“Laudato sii dall’erba verde”

o anche il lamento 

“neppure nei sogni il mio cuore riposa”.

Voglio fare domande finché interpolato

e intellegibile tutto si ordini

come un’orazione in lingue

e in forma di stanchezza tu mi benedica.

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Chiara De Luca